Valutazione XXX Congresso Nazionale Forense

A conclusione dei lavori del XXX Congresso Nazionale Forense, la nostra Associazione non può che valutare negativamente la mancanza di approfondimento e di confronto sui molteplici problemi dell’Avvocatura, e la totale assenza di una concreta progettualità per migliorare il nostro futuro, che ha contraddistinto questo Congresso.

Abbiamo purtroppo assistito ad un acceso scontro all’interno di una Avvocatura confusa, in preda ad una giusta preoccupazione per il suo domani, ma senza che Le siano state offerte delle soluzioni alternative all’attuale crisi, che è invece stata enfatizzata e anche strumentalizzata per posizioni di potere.

Non è stato dato alcuno spazio ad interventi dei coordinatori dei Gruppi di lavoro che avevano elaborato i documenti precongressuali, che erano pure stati inviati a tutti gli Ordini con la finalità di costituire la base di un approfondito dibattito in sede congressuale. Documenti dai quali poteva scaturire un dibattito serio e sereno che avrebbe certamente portato ad elaborare mozioni ben più approfondite e specifiche di quelle che sono state poste in votazione.

L’AIAF ha anche protestato per la gravissima modifica apportata alla mozione che aveva presentato al Congresso, e che era stata approvata dalla Commissione mozioni. Il testo raffazzonato che è stato presentato all’Assemblea e che è stato poi inserito nella cosiddetta mozione sulla giustizia civile chiede infatti, genericamente, l’istituzione di “giudici specializzati che sappiano affrontare i molteplici aspetti connessi alle vertenze”, snaturando quella che è da sempre una richiesta della nostra Associazione, certamente condivisa dalla stragrande maggioranza dell’Avvocatura, di vedere istituite le sezioni specializzate presso ogni tribunale ordinario sede di circondario, con la composizione di soli giudici togati (senza giudici onorari, che presso il TM sono attualmente scelti tra assistenti sociali, psicologi, etc.) che ricevano una formazione specialistica in materia, e siano competenti per tutte le materie relative al diritto di famiglia, minorile e delle persone.

La stessa confusione – per non usare ben altri termini, che sarebbero certo più appropriati a quanto abbiamo assistito – è stata ingenerata sulla questione della “specializzazione” e del regolamento del CNF, tanto da giungere in pochi minuti all’approvazione da parte del Congresso di due mozioni diametralmente opposte.

Tutte le decisioni assunte dal Congresso, comprese quelle relative all’accreditamento di altre due associazioni nel nostro stesso ambito, sono state connotate da mancanza di chiarezza e voluta strumentalizzazione a soli fini di posizioni di potere, senza valutarne le conseguenze.

Alla luce di quanto avvenuto non possiamo che rilevare che l’Organismo Unitario non ha saputo raccogliere le reali istanze dell’Avvocatura, e anziché agevolare l’unione dell’Avvocatura ha dato spazio a divisioni e contrapposizioni.

Riteniamo quindi che sia necessario un nuovo percorso che l’Avvocatura italiana deve oggi avviare, fondato non sulla contrapposizione ma sulla progettualità. 

Milano, 15 dicembre 2010