L’AIAF sull’iter parlamentare della Riforma della professione forense

L’AIAF ha espresso soddisfazione, nel novembre 2010, per l’approvazione da parte del Senato del testo di riforma della professione forense, e chiede ora alla Camera dei deputati di procedere celermente alla definitiva approvazione del testo legislativo.

Questa riforma, da tempo attesa dall’avvocatura, ne riconferma la funzione sociale  e tutela maggiormente i  cittadini,  introducendo criteri più rigorosi nell’accesso e la permanenza nella professione, imponendo l’obbligo della formazione continua e riconoscendo la possibilità per l’avvocato di conseguire il titolo di specialista in determinate aree giuridiche.

Nonostante la condivisione dell’impianto complessivo del testo varato dal Senato, non possiamo tuttavia esimerci dal ribadire le critiche che abbiamo già formulato  in merito alle modifiche apportate dallo stesso Senato, in particolare all’art. 8 che disciplina il conseguimento  del titolo di avvocato specialista.

Il riconoscimento della specializzazione, particolarmente importante per la materia del diritto di famiglia, minorile e delle persone, si fonda principalmente  sull’esperienza che l’avvocato acquisisce nel campo  in cui opera, e pertanto non possiamo condividere che venga consentito l’accesso a scuole di specializzazione per l’acquisizione del titolo di specialista ad avvocati iscritti da solo un anno all’albo e che raramente hanno svolto una sufficiente pratica in uno specifico settore, così come non si può ritenere scontata la specializzazione per chi è iscritto da molti anni.

Riteniamo che il testo del REGOLAMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DEL TITOLO DI  AVVOCATO SPECIALISTA varato il 24.9.2010 dal Consiglio Nazionale Forense meglio definisca i criteri e le modalità per l’acquisizione del titolo.

Vi è poi la questione, di non secondaria importanza, della norma transitoria, che deve essere formulata tenendo conto dell’obbiettivo di dare una effettiva e immediata rilevanza alla specializzazione. La previsione di sottoporre ad un esame scritto e orale anche gli avvocati che di fatto svolgono da oltre vent’anni la loro attività in uno specifico ambito giuridico, e sono già oggi notoriamente ritenuti esperti in quella materia, senza previsione di ulteriori criteri, è irrealistica e rischia concretamente di veder svuotato di significato e rilevanza il riconoscimento della specializzazione, se attuato con tali  modalità.

Occorre dunque prevedere una disciplina transitoria che distingua la posizione degli avvocati a seconda della loro iscrizione all’albo da meno di dieci anni,  da dieci a vent’anni, e oltre vent’anni.

L’AIAF ritiene, come da sempre sostenuto al “tavolo” del CNF, che si debba prevedere l’obbligatorietà della frequenza di una scuola per coloro che hanno meno di dieci anni di iscrizione all’albo, mentre coloro che sono iscritti da dieci a vent’anni potranno accedere all’esame senza frequentare la scuola.

Per coloro che hanno oltre vent’anni di iscrizione all’albo, l’esame da parte del CNF dovrà consistere nella valutazione per titoli dell’attività svolta dall’avvocato in quello specifico ambito giuridico di cui chiede il riconoscimento della specializzazione, come già previsto nel Regolamento varato dal CNF.

Si potrà inoltre, in via transitoria, valutare da parte del CNF la posizione particolare dell’avvocato che abbia svolto la sua attività in uno specifico ambito giuridico, continuativamente e in via esclusiva per un numero di anni, non inferiori a sei, al fine di accedere direttamente all’esame senza l’obbligatorietà della frequentazione della scuola.

Queste modifiche al  testo approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera, potrebbero anche essere apportate in un secondo momento, laddove i rappresentanti dei partiti si impegnassero al varo del testo senza apportarvi in questa fase alcuna modifica, onde evitare il successivo rinvio al Senato e il dilungarsi di tempi che mettono a rischio tutto il lavoro sin qui effettuato, nell’ipotesi di una anticipata chiusura della legislatura.

Milano, 14.2.2011

Valutazione XXX Congresso Nazionale Forense

A conclusione dei lavori del XXX Congresso Nazionale Forense, la nostra Associazione non può che valutare negativamente la mancanza di approfondimento e di confronto sui molteplici problemi dell’Avvocatura, e la totale assenza di una concreta progettualità per migliorare il nostro futuro, che ha contraddistinto questo Congresso.

Abbiamo purtroppo assistito ad un acceso scontro all’interno di una Avvocatura confusa, in preda ad una giusta preoccupazione per il suo domani, ma senza che Le siano state offerte delle soluzioni alternative all’attuale crisi, che è invece stata enfatizzata e anche strumentalizzata per posizioni di potere.

Non è stato dato alcuno spazio ad interventi dei coordinatori dei Gruppi di lavoro che avevano elaborato i documenti precongressuali, che erano pure stati inviati a tutti gli Ordini con la finalità di costituire la base di un approfondito dibattito in sede congressuale. Documenti dai quali poteva scaturire un dibattito serio e sereno che avrebbe certamente portato ad elaborare mozioni ben più approfondite e specifiche di quelle che sono state poste in votazione.

L’AIAF ha anche protestato per la gravissima modifica apportata alla mozione che aveva presentato al Congresso, e che era stata approvata dalla Commissione mozioni. Il testo raffazzonato che è stato presentato all’Assemblea e che è stato poi inserito nella cosiddetta mozione sulla giustizia civile chiede infatti, genericamente, l’istituzione di “giudici specializzati che sappiano affrontare i molteplici aspetti connessi alle vertenze”, snaturando quella che è da sempre una richiesta della nostra Associazione, certamente condivisa dalla stragrande maggioranza dell’Avvocatura, di vedere istituite le sezioni specializzate presso ogni tribunale ordinario sede di circondario, con la composizione di soli giudici togati (senza giudici onorari, che presso il TM sono attualmente scelti tra assistenti sociali, psicologi, etc.) che ricevano una formazione specialistica in materia, e siano competenti per tutte le materie relative al diritto di famiglia, minorile e delle persone.

La stessa confusione – per non usare ben altri termini, che sarebbero certo più appropriati a quanto abbiamo assistito – è stata ingenerata sulla questione della “specializzazione” e del regolamento del CNF, tanto da giungere in pochi minuti all’approvazione da parte del Congresso di due mozioni diametralmente opposte.

Tutte le decisioni assunte dal Congresso, comprese quelle relative all’accreditamento di altre due associazioni nel nostro stesso ambito, sono state connotate da mancanza di chiarezza e voluta strumentalizzazione a soli fini di posizioni di potere, senza valutarne le conseguenze.

Alla luce di quanto avvenuto non possiamo che rilevare che l’Organismo Unitario non ha saputo raccogliere le reali istanze dell’Avvocatura, e anziché agevolare l’unione dell’Avvocatura ha dato spazio a divisioni e contrapposizioni.

Riteniamo quindi che sia necessario un nuovo percorso che l’Avvocatura italiana deve oggi avviare, fondato non sulla contrapposizione ma sulla progettualità. 

Milano, 15 dicembre 2010