18 Agosto 2015

Comunicato

L’AIAF (Associazione Italiana degli Avvocati per le Famiglie e per i Minori) esprime sconcerto in relazione alla vicenda dell’allontanamento di un neonato dalla madre effettuato subito dopo il parto.

Tale provvedimento, secondo le dichiarazioni riportate dalla stampa nazionale è stato adottato dal Pubblico Ministero Minorile per soddisfare l’esigenza di “cristallizzare” la situazione affinchè “i Giudici prendano decisioni nell’assenza di condizionamenti derivanti da aspettative”.

L’AIAF non è mai intervenuta su casi giudiziari aperti nel rispetto dei procedimenti in atto.

Poiché lo stesso PM ha, però, ritenuto di interloquire con i media gli avvocati italiani dell’AIAF (che un’Associazione diffusa in tutto il territorio nazionale e con il maggior numero di aderenti) sentono di dover affermare l’estraneità alla logica della tutela dei diritti dei minori della decisione cautelare adottata.

Allontanare un neonato dalla madre è una decisione gravissima; la letteratura scientifica è pacifica nell’individuare la causa di traumi profondi e difficilmente reversibili nella perdita delle cure materne nella prima fase di vita del bambino.

La Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e la Convenzione Europea di –Strasburgo riconoscono il diritto alle relazioni figlio-genitore come un diritto fondamentale, per cui lo Stato non dovrebbe attuare ingerenze che condizionino o limitino questa relazione se non per soddisfare esigenze che abbiano lo stesso rango giuridico del diritto fondamentale che si va a limitare.

Pertanto la relazione figlio-madre si può interrompere solo per un’esigenza di tutela del minore che si risolva nell’evitare allo stesso un danno superiore a quello comunque derivante dalla separazione dalla madre.

Il bambino, nato nella notte di ferragosto, avrebbe dovuto essere inserito con la madre, dopo la dimissione dall’ospedale, in una struttura (ICAM) a custodia attenuata per madri detenute, come deciso dal Tribunale del Riesame lo scorso 15 agosto.

La capacità genitoriale della madre avrebbe dovuto (e dovrebbe) essere indagata ed accertata in una logica di contraddittorio e non essere aprioristicamente esclusa.

Il provvedimento del P.M.M. appare eccessivo e superficiale anche solo considerando che al neonato non poteva derivare alcun danno o pericolo nell’essere accolto in struttura protetta dalle braccia e dal seno materno.

Poteva il P.M.M. segnalare il caso al Tribunale per i Minorenni e attendere la decisione del Tribunale stesso che ci si augura sia presa in contraddittorio dopo un serio accertamento della capacità genitoriale della madre stessa.

Non va dimenticato che anche nel noto caso della sig.ra Franzoni, ritenuta con sentenza definitiva omicida di un figlio, il  Tribunale ha consentito che la stessa partorisse in stato di detenzione con il permesso di scontare la pena residua in maniera attenuata, proprio in ragione della necessità di crescere il piccolo.

La giustizia per i minori dovrebbe adeguarsi ai tempi dei bambini e i diritti delle persone minorenni non dovrebbero essere “cristallizzati”.

In questo caso, invece, un bambino è stato strappato al seno materno, malgrado non vi fosse alcun pericolo per lo stesso.

L’AIAF si augura che il Tribunale per i Minori sappia decidere nel rispetto dei diritti del fanciullo e del diritto ad un giusto processo sulla responsabilità genitoriale dei genitori dello stesso.