01 Marzo 2009

Comunicato sul disegno di legge 577 “Modifiche alla disciplina in tema di separazione personale tra coniugi, scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio e successione ereditaria del coniuge”

Rilevato che nella XVI legislatura è stato presentato dal Sen. Saro un disegno di legge recante il n577 dal titolo: “Modifiche alla disciplina in tema di separazione personale tra coniugi, scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio e successione ereditaria del coniuge” con il quale si prevede la possibilità per i coniugi di rivolgersi al notaio per stipulare la separazione nelle forme delle convenzioni matrimoniali, con il solo vincolo di far omologare l’atto dal Tribunale nell’ipotesi di separazioni con figli minori.

Per quello che attiene ai divorzi il disegno in esame prevede ugualmente la possibilità di ottenere la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio ovvero lo scioglimento del medesimo sempre con atto pubblico nella forma delle convenzioni matrimoniali con il vincolo della omologazione della convenzione da parte del tribunale in presenza di figli minori.

Tale disegno di legge al di la delle carenze di ordine sostanziali e processuali risponde al chiaro ed evidente obiettivo di derubricare i diritti dei cittadini sottraendoli alla giurisdizione , obiettivo che da tempo l’AIAF denuncia e che addirittura viene presentato ai senatori come la volontà di “ agevolare nella forma e nei tempi le unioni matrimoniali fallite , diminuendone i costi e consentendo di ricorrere allo strumento della convenzione matrimoniale , fiscalmente agevolata con apposita norma attraverso il ministero del notaio per sua natura professionale ed istituzionale atto a mediare le controversie con ben altra efficacia rispetto al giudice” Tali affermazioni sono evidentemente destituite di ogni e qualsiasi fondamento se si tiene conto del fatto che la funzione del notaio non è, nè è mai stata quella di mediare le controversie, in quanto la funzione notarile è precisata dalla legge notarile che all’art. 1, comma primo, L.N., definisce i notai come «pubblici ufficiali istituiti per ricevere gli atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie, i certificati e gli estratti. L’art. 1, comma 1°, L.N., come sopra indicato, conferisce innanzitutto al notaio il potere di attribuire pubblica fede agli atti ricevuti. Il concetto di pubblica fede esprime la particolare efficacia probatoria che l’ordinamento giuridico riconosce all’atto pubblico. Stabilisce infatti l’art. 2700 c.c. che l’atto pubblico fa prova, fino a querela di falso, sia della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, sia delle dichiarazioni delle parti in esso riportate, sia degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza od essere stati da lui compiuti . La norma suddetta attribuisce poi al notaio il còmpito di conservare in deposito gli atti ricevuti, e di rilasciarne copie, certificati ed estratti.

Il primo comma dell’art. 1 L.N. non esaurisce peraltro le funzioni attribuite al notaio. Il secondo comma dell’art. 1 L.N. infatti, integrato dall’art. 1 del r.d.l. 14.7.1937, n. 1666, attribuisce al notaio una serie di ulteriori facoltà: sottoscrivere e presentare ricorsi di volontaria giurisdizione (n. 1), ricevere atti di notorietà (n. 2), ricevere le dichiarazioni di accettazione di eredità col beneficio di inventario e di rinuncia all’eredità (nn. 3 e 7), compiere atti delegati dalla Autorità Giudiziaria (n. 4), rilasciare i certificati di vita (n. 5), ricevere in deposito documenti (n. 6), firmare e vidimare i libri commerciali (n. 8), ricevere atti di asseverazione (n. 9), e rilasciare copie ed estratti (n. 10).

L’ultimo comma dell’art. 1 L.N., come norma di chiusura, dispone poi che i notai esercitano “le altre attribuzioni loro deferite dalle leggi”.

Un momento di riflessione sulle esperienze comuni merita poi l’affermazione che la scelta operata dal Sen. Saro sarebbe suggerita dalla volontà di diminuire i costi:

Non vi è chi non comprenda come il disegno di legge in esame sia teso a sottrarre agli avvocati ed in particolar modo a tutti quelli che da anni svolgono la professione forense in questo ambito, e che hanno quindi raggiunto una particolare e specifica specializzazione in materia , ambiti di attività per passarli ad altra categoria professionale che non ha la ben che minima esperienza a riguardo e che è già ampiamente garantita sul piano dell’attività professionale dal momento che ad essa sono stati attribuite in via esclusiva interi e rilevanti ambiti di attività dai quali la assistenza e difesa dei diritti dei cittadini è esclusa essendo la stessa riservata in via esclusiva agli avvocati. A ciò si aggiunga che tale disegno di legge stride totalmente con tutti progetti di legge di riforma dell’ordinamento forense nei quali si riconosce la funzione ed il valore della specializzazione forense.

L’AIAF denuncia con forza tale tentativo che intende portare a conoscenza dei cittadini perchè gli stessi siano informati dei rischi che corrono i loro diritti.

Il Presidente AIAF
Avv. Marina Marino