01 Novembre 2015 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza

Consiglio di Stato in sezione giurisdizionale, Sez. III, sentenza del 26.10.2015 su ricorso n. 4547/2015 R.G. Trascrizione di matrimoni omosessuali tra cittadini italiani – no diritto alla trascrizione – potere di autotutela del Prefetto di annullamento dei provvedimenti del Sindaco

Consiglio di Stato in sezione giurisdizionale, Sez. III, sentenza del 26.10.2015 su ricorso n. 4547/2015 R.G.
Trascrizione di matrimoni omosessuali tra cittadini italiani – no diritto alla trascrizione – potere di autotutela del Prefetto di annullamento dei provvedimenti del Sindaco

Con la sentenza impugnata il TAR Lazio, dopo aver riconosciuto l’insussistenza di qualsivoglia diritto alla trascrizione negli atti dello stato civile di matrimoni tra coppie omosessuali celebrati all’estero (e, di conseguenza, la legittimità della circolare in data 7.10.2014 con cui il Ministro dell’Interno ne aveva stabilito l’intrascrivibilità in Italia), ha, nondimeno, giudicato illegittimo (annullandolo, in parziale accoglimento del ricorso di primo grado) l’impugnato provvedimento con cui il Prefetto di Roma aveva decretato l’annullamento delle trascrizioni dei matrimoni celebrati all’estero dai ricorrenti e la presupposta, menzionata circolare (nella parte in cui invitava i Prefetti ad annullare dette trascrizioni) sull’assorbente rilievo per cui la rettifica o la cancellazione degli atti dello stato civile resta riservata in via esclusiva all’autorità giudiziaria ordinaria.
Il Ministero dell’Interno ha impugnato la decisione.
Il Consiglio di Stato ribadisce l’inattitudine del matrimonio omossessuale contratto all’estero da cittadini italiani di produrre qualsivoglia effetto giuridico in Italia, in quanto privo dell’indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi, che il nostro ordinamento configura quale connotazione ontologica essenziale dell’atto di matrimonio; ribadisce, altresì, l’inesistenza di un diritto alla trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero (e, quindi, la legittimità della circolare del Ministro dell’Interno che la vieta).
Il Consiglio di Stato ritiene che non appaia in definitiva configurabile, allo stato del diritto convenzionale europeo e sovranazionale, nonché della sua esegesi ad opera delle Corti istituzionalmente incaricate della loro interpretazione, un diritto fondamentale della persona al matrimonio omosessuale, sicchè il divieto dell’ordinamento nazionale di equiparazione di quest’ultimo a quello eterosessuale non può giudicarsi confliggente con i vincoli contratti dall’Italia a livello europeo o internazionale.
Ritiene, inoltre, il Consiglio che “il dibattito politico e culturale in Italia sulle forme e sulle modalità del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali sconsiglia all’interprete qualsiasi forzatura (sempre indebita, ma in questo contesto ancor meno opportuna) nella lettura della normativa di riferimento che, allo stato, esclude, con formulazioni chiare ed univoche, qualsivoglia omologazione tra le unioni eterosessuali e quelle omosessuali”.
Il Consiglio di Stato, inoltre, ha accolto l’appello principale ritenendo legittimo il decreto prefettizio di annullamento delle trascrizioni, disposte dal Sindaco di Roma Capitale, di matrimoni tra coppie omosessuali celebrati all’estero, in considerazione del potere di autotutela riconosciuto al Prefetto sugli atti adottati contra legem dall’organo subordinato.