15 Novembre 2016 | Costituzione Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza

Corte Costituzionale, sentenza 20.10.2016 n. 225 Filiazione – cessazione della convivenza di coppia omosessuale – interesse del figlio minore a conservare rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico – infondata la questione di illegittimità costituzionale dell’art. 337 ter c.c. – tutela rinvenibile nell’art. 333 c.c.

Corte Costituzionale, sentenza 20.10.2016 n. 225

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Filiazione – cessazione della convivenza di coppia omosessuale – interesse del figlio minore a conservare rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico – infondata la questione di illegittimità costituzionale dell’art. 337 ter c.c. – tutela rinvenibile nell’art. 333 c.c.


La Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337 ter c.c. sollevata dalla Corte d’Appello di Palermo, in riferimento agli artt. 2, 3, 30 e 31 della Costituzione ed all’art. 117, quest’ultimo in relazione all’art. 8 della CEDU.
Il giudice a quo aveva sostenuto, nella specie, che il tenore letterale della disposizione in esame (l’art. 337 ter c.c.), che include espressamente nell’area di protezione le sole relazioni del minore con ascendenti e parenti, non consentisse una lettura costituzionalmente orientata per affermare il diritto dei minori a mantenere un rapporto anche con il soggetto non parente, quale era la compagna della madre biologica.
Con la pronuncia in oggetto, la Corte ha ritenuto non configurabile nel nostro ordinamento un vuoto nella tutela dell’interesse del minore a conservare rapporti significativi con l’ex partner omosessuale del genitore biologico.
Invero, ha motivato che l’art. 333 c.c. già consente di considerare in contrasto con l’interesse del minore l’interruzione ingiustificata da parte di uno o di entrambi i genitori di un rapporto significativo del minore, da quest’ultimo instaurato ed intrattenuto con soggetti che non siano parenti, riconducendola nell’ipotesi della condotta del genitore “comunque pregiudizievole al figlio”, in relazione alla quale il succitato art. 333 c.c. consente appunto al giudice di adottare “i provvedimenti convenienti” nel caso concreto.