02 Aprile 2016 | Costituzione Legislazione e giurisprudenza

Corte Costituzionale, sentenza n. 76 del 7.4.2016 Legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 4.5.1983, n. 184 – violazione artt. 2-3-30-31 e 117 Cost. – riconoscimento della sentenza straniera di adozione – inammissibilità

Legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 4.5.1983, n. 184 – violazione artt. 2-3-30-31 e 117 Cost. – riconoscimento della sentenza straniera di adozione – inammissibilità

Il caso è quello di una coppia omosessuale che, nell’ambito di un progetto di vita assieme tra la madre biologica e quella adottiva, ha dato alla luce una figlia tramite la procedura di inseminazione artificiale.
La madre non biologica ha ottenuto l’adozione della minore dal Tribunale dello Stato dell’Oregon e, successivamente, le parti hanno contratto matrimonio secondo la legge degli Stati Uniti d’America.
Successivamente le parti si sono trasferite in Italia e la madre adottiva ha chiesto in Italia il riconoscimento del provvedimento statunitense di adozione.
Il Tribunale per i Minorenni di Bologna ha ritenuto ostativo al riconoscimento la contrarietà all’ordine pubblico della sentenza, ritenendo che per il diritto vivente debba escludersi che un minore possa essere adottato da persona che sia coniuge del genitore nell’ambito di un matrimonio contratto all’estero tra persone dello stesso sesso, costituendo la necessaria diversità dei sessi un presupposto implicito e inderogabile della disciplina adottiva.
Il Tribunale per i Minorenni, pur non discostandosi dall’orientamento giurisprudenziale maggioritario, ha rimesso la questione avanti alla Corte Costituzionale, non condividendo l’impostazione consolidatasi nel diritto vivente.
La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso.
La giustificazione che il giudice a quo fornisce in ordine all’esistenza della propria potestas iudicandi esibisce un difetto di motivazione sulla rilevanza: se egli avesse ritenuto che la sentenza straniera dovesse essere riconosciuta in modo automatico, ai sensi del comma 1 dell’art. 41 della legge n. 218 del 1995, avrebbe dovuto dichiarare inammissibile la domanda, poichè, in tale ipotesi, il provvedimento straniero potrebbe essere direttamente presentato all’ufficiale di stato civile per la trascrizione; se, invece, avesse adeguatamente motivato in ordine al fatto che la legge n. 218 del 1995 gli consentiva di svolgere un giudizio ai fini del riconoscimento della sentenza di adozione pronunciata all’estero, avrebbe dovuto fare riferimento unicamente all’art. 41, comma 2, della legge n. 218 del 1995 e alle pertinenti disposizioni della legge n. 184 del 1983.
In realt , richiamando la disposizione da ultimo citata, il giudice a quo ha erroneamente ritenuto applicabile al caso oggetto del suo giudizio la disciplina in tema di riconoscimento delle sentenze di adozione internazionale di minori, riconducendo la fattispecie da cui origina il giudizio principale all’art. 36, comma 4, della legge n. 184 del 1983, che estende il controllo giudiziale del Tribunale per i minorenni ad una particolare ipotesi di adozione di minori stranieri in stato di abbandono da parte di cittadini italiani.
Tale disposizione relativa al riconoscimento di decisioni di adozione assunte in Stati che risultano aderenti alla Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993, ratificata e resa esecutiva con “l’adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero a istanza di cittadini italiani, che dimostrino al momento della pronuncia di aver soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia con provvedimento del tribunale per i minorenni, purchè conforme ai principi della Convenzione».
Il rimettente, ricordando come la Corte di cassazione (sezione prima civile, 14 febbraio 2011, n. 3572) abbia ritenuto che, anche in tale ipotesi, il giudice debba verificare se la sentenza pronunciata all’estero contrasti con i «principi fondamentali che regolano nello Stato il diritto di famiglia e dei minori» limite contenuto nel comma 3 dell’art. 35 solleva le questioni di legittimità costituzionale in esame, assumendo che proprio quel limite impedirebbe il riconoscimento della sentenza pronunciata negli Stati Uniti d’America come un’adozione in casi particolari del figlio del coniuge (ai sensi dell’art. 44, comma 1, lettera b, della legge n. 184 del 1983) nell’ambito di una coppia dello stesso sesso.
La fattispecie da cui ha avuto origine il giudizio di costituzionalità non è, però, correttamente riconducibile all’art. 36, comma 4, della legge n. 184 del 1983.
Il Tribunale per i minorenni di Bologna ritiene evidentemente determinante il fatto che la ricorrente al momento del ricorso era cittadina italiana. Non considera, tuttavia, che, al momento dell’adozione, ella era solo cittadina americana e che l’adozione pronunciata negli Stati Uniti d’America nel 2004 riguardava una bambina di cittadinanza americana. Ha quindi erroneamente ricondotto la fattispecie oggetto del proprio giudizio ad una disposizione, appunto il citato art. 36, comma 4, volta ad impedire l’elusione, da parte dei soli cittadini italiani, della rigorosa disciplina nazionale in materia di adozione di minori in stato di abbandono, attraverso un fittizio trasferimento della residenza all’estero.