15 Dicembre 2015 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Sentenza Corte appello

Corte d’Appello di Milano, sentenza del 16.10.2015 Coppia omosessuale – fecondazione eterologa assistita – matrimonio tra persone dello stesso sesso e riconoscimento sentenza straniera di adozione – no trascrizione matrimonio – sì trascrizione adozione – riconoscibilità ex artt. 64 e ss l. 218/1995 – no contrarietà ordine pubblico

Corte d’Appello di Milano, sentenza del 16.10.2015
Coppia omosessuale – fecondazione eterologa assistita – matrimonio tra persone dello stesso sesso e riconoscimento sentenza straniera di adozione – no trascrizione matrimonio – sì trascrizione adozione – riconoscibilità ex artt. 64 e ss l. 218/1995 – no contrarietà ordine pubblico

Una coppia di donne italiane ha intrecciato una relazione affettiva; una delle due donne si è sottoposta al procedimento di fecondazione eterologa assistita da cui è nata una bimba, solo dalla stessa riconosciuta. La bambina è stata cresciuta, mantenuta ed educata da entrambe le donne che hanno convissuto alle Canarie in Spagna e si sono sposate secondo la legislazione spagnola, con adozione da parte della coniuge della bambina figlia biologica dell’altra. Qualche anno dopo le donne hanno divorziato secondo la legislazione spagnola. La sig.ra XX si è rivolta al Tm per chiedere il riconoscimento della sentenza di adozione spagnola ma il Tm si è dichiarato incompetente, ritenendo che non si trattasse di adozione internazionale.
La sig.ra XX ha presentato quindi istanza di trascrizione all’Ufficiale di Stato civile che si è rifiutato di procedere, ritenendo il caso non rientrante in alcune delle ipotesi di cui all’art. 44 l. 184/1983 posto che i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono riconosciuti in Italia e l’adottante per il nostro ordinamento non risulta essere coniuge della madre dell’adottata.
XX ha presentato, dunque, ricorso alla Corte d’Appello per chiedere di riconoscere ai fini della legge italiana l’ordinanza spagnola di adozione e di ordinare la trascrizione del provvedimento; ha chiesto, altresì, di ordinare la trascrizione sia dell’atto di matrimonio che del successivo atto di divorzio.
La Corte ha ribadito la non trascrivibilità dell’atto di matrimonio contratto in Spagna dalle due donne, e ciò in base alla legge italiana ed alla giurisprudenza più recente sul tema che stabilisce l’impossibilità di trascrizione di un matrimonio valido ed efficace all’estero tra cittadini italiani dello stesso sesso, da cui discende l’inevitabile intrascrivibilità anche della relativa sentenza di divorzio.
La Corte ha ritenuto, però, meritevole di accoglimento la domanda di riconoscimento nell’ordinamento giuridico italiano e conseguente trascrizione dell’ordinanza spagnola di adozione.
Non si verte in materia di adozione internazionale di minore, né di adozione di minore dichiarata adottabile perché in stato di abbandono in Italia o all’estero, né ancora nell’ipotesi di cui all’art. 44, lett. B), L. 184/1983 perché le due donne non erano legate dal vincolo del matrimonio valido per l’ordinamento italiano al momento dell’adozione.
La Corte è stata chiamata ad esaminare il provvedimento in questione ai fini della riconoscibilità, ex artt. 64 e ss. della L. 218/1995 nell’ordinamento giuridico italiano, indipendentemente da ogni valutazione riguardante il matrimonio spagnolo delle parti.
La Corte ha esaminato se il provvedimento in questione potesse ritenersi contrario all’ordine pubblico, rilevando come nell’ordinamento italiano non possa ritenersi sussistente un divieto assoluto di adozione di un minore, in stato di abbandono o non, da parte di persona non coniugata; la Corte di Cassazione, poi, con sentenza n. 601/2013, ha recentemente affermato come costituisca mero pregiudizio ritenere che “sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”.
Richiamando anche la CEDU, la Corte ha ritenuto come non vi sia ragione per ritenere contrario all’ordine pubblico un provvedimento straniero che abbia statuito un rapporto di adozione piena tra una persona non coniugata ed il figlio riconosciuto del partner, anche dello stesso sesso, una volta valutato in concreto che il riconoscimento dell’adozione, e quindi il riconoscimento di tutti i diritti e doveri scaturenti da tale rapporto, corrispondono all’interesse superiore del minore al mantenimento della vita familiare costruita con ambedue le figure genitoriali ed al mantenimento delle positive relazioni affettive ed educative con loro si sono consolidate, in forza della protratta convivenza con ambedue e del provvedimento di adozione.
L’adozione piena da parte della ricorrente di una minore che ha un unico genitore biologico che l’ha riconosciuta e che non si trova in uno stato di abbandono, comporta il riconoscimento in capo all’adottante di tutti i doveri ed i diritti che derivano dalla filiazione naturale.