15 Ottobre 2015 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Sentenza Corte appello

Corte d’Appello di Milano – sezione persone, minori, famiglia – sentenza 23 settembre 2014 – 10 agosto 2015 n. 3397/2015 Inseminazione artificiale eterologa – impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – art. 263 c.c. – art. 9 legge 4/2004 come risultante dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 162/2014 – non ammissibile l’azione da parte di terzi

Corte d’Appello di Milano – sezione persone, minori, famiglia – sentenza 23 settembre 2014 – 10 agosto 2015 n. 3397/2015
Inseminazione artificiale eterologa – impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – art. 263 c.c. – art. 9 legge 4/2004 come risultante dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 162/2014 – non ammissibile l’azione da parte di terzi

I fratelli di un defunto hanno chiesto di accertare la non veridicità del riconoscimento effettuato da quest’ultimo di due minori nati a seguito di inseminazione artificiale eterologa consentita dal partner.
Il Tribunale, in primo grado, con sentenza non definitiva, aveva ritenuto ammissibile l’azione di disconoscimento della paternità proposta dagli attori sul rilievo che l’art. 263 c.c., norma applicabile al caso di specie, estende la legittimazione all’azione di impugnazione del riconoscimento a “chiunque vi abbia interesse” e che l’interesse in capo agli attori era ravvisabile nei vantati diritti successori.
La Corte d’Appello ha riformato la sentenza non definitiva, dichiarando non ammissibile l’azione di impugnazione di riconoscimento per difetto di veridicità proposta dai fratelli del defunto padre dei minori nati da inseminazione artificiale eterologa, per i motivi di seguito esposti.
La Corte d’Appello ha tenuto conto delle modifiche ed evoluzioni del quadro normativo di riferimento decisivo per la risoluzione del caso; successivamente all’emanazione della sentenza non definitiva del Tribunale, infatti, è entrata in vigore la legge 219/2012 ed il d.l. 154/13 sulla riforma della filiazione (che ha sancito l’unicità dello stato giuridico di tutti i figli e modificato la disciplina dell’art. 263 c.c., con la previsione dell’imprescrittibilità per il solo figlio e l’introduzione di un termine tombale di decadenza per l’esercizio dell’azione da parte degli altri legittimati) ed, inoltre, è stata pronunciata dalla Corte Costituzionale la sentenza n. 162/2014 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge n. 40/2004, art. 4 comma III e connesse disposizioni, nella parte in cui la legge poneva, per la coppia formata da maggiorenni di sesso diverso e per la quale sussistano problemi di sterilità infertilità, il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.
La Corte di merito ha ritenuto che,” tenendo conto delle  modifiche legislative che hanno posto al centro del rapporto di filiazione, il concetto di responsabilità genitoriale, e che hanno, anche se solo in parte,  ridisegnato la disciplina delle azioni di disconoscimento di paternità e di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità,  nell’ottica di una netta prevalenza dell’interesse dei figli alla stabilità del rapporto;  nonchè  dell’evoluzione giurisprudenziale che ha attenuato il principio della prevalenza della verita` biologica,  tanto da affermare che la tutela del diritto allo status e alla identità personale può non identificarsi con essa e  da escludere,  in tema di azione di disconoscimento della paternità (Cass., 653/2012), che il favor veritatis costituisca valore di rilevanza costituzionale assoluta, tale da affermarsi comunque.  E  tenendo anche conto  dei  possibili effetti dissonanti, rispetto al modificato quadro normativo-giurisprudenziale,  derivanti dall’applicazione di norme del codice civile probabilmente non idonee a governare la materia della filiazione artificiale”.
Alla stregua di tali criteri di riferimento, legittimare, nell’attuale contesto normativo, “chiunque vi abbia interesse” ad “ un’azione che ha il suo unico presupposto nella difformità tra la verità risultante dalla dichiarazione di riconoscimento, e la verità sostanziale e obiettiva della filiazione, difformità  che –si ripete – è proprio l’essenza della pratica di fecondazione eterologa, comporterebbe la negazione della legittimità della pratica e l’esposizione del figlio nato da fecondazione eterologa alla inesorabile caducazione del suo status, in palese contrasto con i principi più sopra richiamati, la cui realizzazione resta affidata ad una interpretazione del combinato disposto degli articolo 9 della legge 40/2004 e dell’articolo 263 c.c. secondo la quale non residui in capo a terzi la proposizione della impugnazione di riconoscimento”.