20 Novembre 2019 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Sentenza Cassazione

CORTE DI CASSAZIONE- sentenza n. 31195 del 19.03.2019

CORTE DI CASSAZIONE- sentenza n. 31195 del 19.03.2019
Una vicenda in cui il comportamento dell’imputato “si segnala per un suo grottesco squallore” ma non si ravvisano gli estremi della rilevanza penale.
La sez. III penale della S.C. di Cassazione ha stabilito che non integra il reato di violenza sessuale tentata ex artt. 56,609-bis c.p., la condotta del datore di lavoro che rivolge alla badante della suocera una pressante richiesta di amore “ancillare”, neppure se supportata da un’offerta di denaro, qualora l’avance sia accompagnata da espressioni come “per favore” o “per piacere”, non riscontrandosi, in tali ipotesi, l’elemento della minaccia. Per la stessa ragione, il successivo licenziamento, presumibilmente legato al mancato soddisfacimento delle richieste osé, non sì potrà ritenere illegittimo senza una prova certa della subìta minaccia.