01 Maggio 2015 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Sentenza Cassazione

Corte di Cassazione, Sez. I Civ., sentenza n. 8097 del 21 aprile 2015 Rettificazione ed attribuzione di sesso – unione coniugale – cessazione effetti civili del matrimonio – illegittimità costituzionale – matrimonio resta valido in attesa di un intervento legislativo su altra forma di convivenza registrata

Corte di Cassazione, Sez. I Civ., sentenza n. 8097 del 21 aprile 2015
Rettificazione ed attribuzione di sesso – unione coniugale – cessazione effetti civili del matrimonio – illegittimità costituzionale – matrimonio resta valido in attesa di un intervento legislativo su altra forma di convivenza registrata

Il sig. X ha proposto domanda di rettificazione ed attribuzione di sesso femminile che è stata disposta con modifica ed ordine all’Ufficiale di Stato Civile di provvedere alla modifica dell’atto di nascita in conformità alla sentenza. La rettifica è stata annotata anche a margine dell’atto di matrimonio con la specificazione dell’intervenuta cessazione degli effetti civili del matrimonio.
I coniugi hanno fatto ricorso al Tribunale ai sensi dell’art. 95 del d.p.r. n. 396 del 2000 chiedendo la cancellazione di quest’ultima annotazione. Il Tribunale ha accolto il ricorso mentre la Corte d’Appello, su reclamo del Ministero dell’Interno, ha rigettato la domanda.
La Corte di Cassazione, investita del ricorso, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 4 l. n. 164 del 1982 nella parte in cui dispongono che la sentenza di rettificazione e di attribuzione di sesso provochi l’automatica cessazione degli effetti civili del matrimonio (o lo scioglimento del medesimo) senza la necessità di una pronuncia giudiziale, nonché nella parte in cui dispongono la notificazione del ricorso per rettificazione di sesso anche all’altro coniuge senza riconoscere a quest’ultimo il diritto di opporsi allo scioglimento del vincolo coniugale in quel giudizio, né di esercitare siffatto potere in altro giudizio.
La Corte Costituzionale, con la pronuncia n. 170 del 2014, sentenza additiva, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per quanto di ragione, degli artt. 2 e 4 della l. n. 164 del 1982, con riferimento all’art. 2 Cost., nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso che comporta lo scioglimento del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata che tuteli adeguatamente i diritti e gli obblighi della coppia medesima.  Secondo la Corte, infatti, un sistema legislativo che consenta soltanto alle coppie eterosessuali di unirsi in matrimonio può legittimamente escludere che si possano mantenere unioni coniugali divenute a causa della rettificazione di sesso di uno dei due componenti non più fondate sul predetto paradigma. Ciò che non può essere costituzionalmente tollerato, tuttavia, in virtù della protezione costituzionale (nonché convenzionale ex art. 8 CEDU) di cui godono le unioni tra persone dello stesso sesso, è che per effetto del sopravvenuto non mantenimento del modello matrimoniale tali unioni possano essere private del nucleo di diritti fondamentali e doveri solidali propri delle relazioni affettive sulle quali si fondano le principali scelte di vita e si forma la personalità sul piano soggettivo e relazionale. Alla luce di ciò, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso disponendo che l’adeguamento al principio della Corte Costituzionale “non può che comportare la rimozione degli effetti della caducazione automatica del vincolo matrimoniale sul regime giuridico di protezione dell’unione fino a che il legislatore non intervenga a riempire il vuoto normativo, ritenuto costituzionalmente intollerabile (…). La conservazione dello statuto dei diritti e dei doveri propri del modello matrimoniale è, pertanto, sottoposta alla condizione temporale risolutiva costituita dalla nuova regolamentazione indicata nella sentenza”.