25 Novembre 2020 | Legislazione e giurisprudenza Sentenza Cassazione

Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 28 settembre 2020, n. 26982 – rapina – esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Arrestato per aver sottratto il telefono con violenza alla ex moglie – rapina – esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Il G.i.p. del Tribunale di Napoli Nord non aveva convalidato l’arresto di C.S., eseguito dalla p.g. per il  delitto di rapina di un telefono cellulare che l’indagato aveva sottratto al coniuge – da cui era in fase di separazione – in occasione di un incontro finalizzato al ritiro degli effetti personali della donna dall’abitazione familiare. Il G.i.p. aveva ritenuto che l’indagato avesse sottratto il telefono non per finalità di profitto, ma per impedire che la donna proseguisse nell’eseguire le riprese dei propri beni; da ciò riteneva che il fatto dovesse essere qualificato come fattispecie di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, reato che non consentiva l’adozione della misura precautelare.  La Cassazione ritiene che  la motivazione adottata, come rileva il Procuratore ricorrente, risulta affetta da evidente violazione di legge, poiché non individua quale fosse la pretesa tutelabile davanti all’autorità giudiziaria, rispetto alla quale l’imputato avrebbe ritenuto di farsi giustizia da sé sottraendo alla moglie il telefono cellulare: né può ritenersi che l’esecuzione di riprese con un telefono cellulare, peraltro di oggetti di proprietà della persona che le esegue, possa costituire condotta illecita in grado di procurare danni a terzi soggetti, ipotesi che anche ove ritenuta sussistente dall’indagato in buona fede non avrebbe comunque consentito di conseguire altro rimedio che quello risarcitorio (e non anche la sottrazione della disponibilità del telefono cellulare alla proprietaria del bene).
Insegna, infatti, la giurisprudenza di legittimità che “in tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ai fini della configurabilità del reato, occorre che l’autore agisca nella ragionevole opinione della legittimità della sua pretesa, ovvero ad autotutela di un suo diritto suscettibile di costituire oggetto di una contestazione giudiziale, anche se detto diritto non sia realmente esistente; pertanto, la Corte annulla l’ordinanza impugnata senza rinvio per essere stato l’arresto legittimamente eseguito.