02 Luglio 2016 | Legislazione e giurisprudenza Sentenza Cassazione

Corte di Cassazione, Sezione I Civile, sentenza 14 giugno 2016, n. 12259 Artt. 1 e 12 legge 184/1983 – stato di abbandono e dichiarazione di adottabilità – limiti del diritto del minore a vivere nella propria famiglia d’origine

Corte di Cassazione, Sezione I Civile, sentenza 14 giugno 2016, n. 12259
Artt. 1 e 12 legge 184/1983 – stato di abbandono e dichiarazione di adottabilità – limiti del diritto del minore a vivere nella propria famiglia d’origine

La Suprema Corte ha confermato, nella fattispecie de qua, ha confermato la sentenza di secondo grado che aveva dichiarato lo stato di adottabilità di un minore, nonostante il padre avesse lamentato la violazione del diritto fondamentale del minore a vivere nella propria famiglia d’origine.
Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che la Corte d’Appello avesse accertato rigorosamente lo stato di abbandono del minore, cui i genitori si sono dimostrati incapaci e non disponibili a porre rimedio, neanche con l’ausilio dei servizi sociali e all’esito di un percorso di recupero; la famiglia d’origine del padre, inoltre, che si era offerta di prendere con sé il bambino, era in Marocco e non aveva mai avuto rapporti significativi con il bambino.
Del resto, il diritto del minore ad essere educato nella propria famiglia di origine incontra i suoi limiti là dove questa non sia in grado di prestare, in via non transitoria, le cure necessarie, né di assicurare l’obbligo di mantenere, educare ed istruire la prole, con conseguente configurabilità dello stato di abbandono, il quale non viene meno per il solo fatto che al minore siano prestate le cure materiali essenziali da parte di genitori o di taluno dei parenti entro il quarto grado, risultando necessario, in tal caso, accertare che l’ambiente domestico sia in grado di garantire un equilibrato ed armonioso sviluppo della personalità del minore, senza che, in particolare, la valutazione di idoneità dei medesimi parenti alla di lui assistenza possa prescindere dalla considerazione della loro pregressa condotta, come evidenziato dall’art. 12 della legge 4 maggio 1983, che espressamente richiede il mantenimento di rapporti significativi con il minore.