15 Settembre 2015 | Decisione Legislazione e giurisprudenza Legislazione europea

Corte Europea dei diritti dell’Uomo, Seconda Sezione, Decisione sul ricorso n. 46470/11 Articolo 13 legge n. 40 del 19.2.2004 – divieto di sperimentazione in Itali sugli embrioni – violazione Convenzione Europea sui diritti dell’uomo – insussistenza

Corte Europea dei diritti dell’Uomo, Seconda Sezione, Decisione sul ricorso n. 46470/11
Articolo 13 legge n. 40 del 19.2.2004 – divieto di sperimentazione in Itali sugli embrioni – violazione Convenzione Europea sui diritti dell’uomo – insussistenza

La ricorrente, nel 2002, si era sottoposta con il compagno ad un trattamento di fecondazione medicalmente assistita ma, a seguito della sopravvenuta morte del compagno nel 2003, aveva deciso di rinunciare all’impianto degli embrioni e chiesto di donarli (avendo proceduto alla loro crioconservazione prima che questa venisse vietata) a fini di ricerca sullo studio di terapie per le malattie difficilmente curabili anche tramite alcune cellule staminali; ciò non era stato possibile per l’intervento della legge n. 40 del 2004 che, all’art. 13, ha vietato qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano.
La ricorrente ha lamentato la violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione, sul rispetto dei beni personali, posto che la legge n. 40/2004 le vieta di donare i suoi embrioni per finalità di ricerca scientifica, obbligandola a mantenere questi ultimi in uno stato di crioconservazione fino alla loro estinzione; la Corte su questo motivo di ricorso non si è ritenuta in grado di pronunciarsi sulla ricevibilità.
La ricorrente ha lamentato, altresì, la violazione dell’art. 10 della Convenzione sulla libertà di espressione, ritenendo che la libertà della ricerca ne costituirebbe un aspetto fondamentale; su questo motivo di ricorso, la Corte ha ritenuto che la sig.ra Parrillo non potesse essere considerata vittima posto che i titolari del diritto sono gli operatori del settore, ovvero i ricercatori e gli scienziati.
Quanto alla pretesa violazione dell’art. 8 della Convenzione sul diritto al rispetto della vita privata, la Corte ha ritenuto di non potersi pronunciare sulla ricevibilità del motivo di ricorso riconosciuto l’ampio margine di apprezzamento di cui gode il legislatore italiano in questa materia ed in considerazione delle differenti legislazioni dei diversi Paesi europei. Il ricorso, pertanto, non è stato accolto.