20 Dicembre 2019 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Sentenza Corte appello

FILIAZIONE NATURALE

FILIAZIONE NATURALE:
impugnazione di riconoscimento di paternità da parte dello stesso soggetto che l’aveva effettuato.
L’impugnante aveva effettuato il riconoscimento di paternità di una minore, figlia della donna straniera che voleva far giungere in Italia; un anno dopo il rapporto era naufragato e l’uomo aveva cessato ogni contatto sia con la minore riconosciuta che con la madre della stessa. Atteso il decorso dei 5 anni dal falso riconoscimento, al fine di evitare conseguenze penali, approfittando del termine limite della normativa del 2012 sulla filiazione, aveva promosso la causa per l’impugnazione del riconoscimento, dapprima asserendo di aver scoperto da poco che la bambina non era sua figlia e poi, in corso di causa, ammettendo in sede di interrogatorio formale, di aver effettuato un riconoscimento di compiacenza per assicurare un futuro in Italia alla bambina . La madre della minore si era opposta all’impugnazione e così anche la curatrice della minore che aveva altresì avanzato domanda per il risarcimento del danno.
Ad oggi la Corte di Appello di Trento con sentenza del 12.11/.2019 n. 276/2019, rigetta l’appello proposto, con il PG che aveva concluso favorevolmente all’appellante, e conferma la sentenza di primo grado che dichiarava l’inammissibilità dell’azione esercitata dal padre (contro la volontà della figlia rappresentata dal curatore speciale) il cui accoglimento sarebbe evidentemente pregiudizievole per la minore, comportandole l’irreversibile lesione del diritto all’identità personale e sociale acquisito con il contestato rapporto di filiazione e degli altri diritti (ivi compresi quelli di natura patrimoniale) connessi allo status di figlia, nonché ripercussioni sulla conservazione della cittadinanza italiana….”