24 Gennaio 2006

L’AIAF esprime la sua posizione sul DDL 3537, approvato il 24 gennaio 2006

L’approvazione delle nuove norme sulla separazione e l’affidamento condiviso dei figli

Sono molti anni che l’AIAF discute, si confronta ed esprime le proprie idee in merito allo spinoso tema dell’affidamento condiviso, e dopo tanto discutere ha assistito all’approvazione da parte della commissione Giustizia della Camera in sede deliberante, del testo licenziato a luglio dalla Camera, senza nessun emendamento. Ciò è avvenuto nonostante molti senatori sia della maggioranza che dell’opposizione avessero presentato una lunga serie di emendamenti, tra i quali, alcuni, erano particolarmente condivisibili e tecnicamente idonei a modificare le più allarmanti storture del testo approvato dalla camera dei deputati. Sul buon senso e sulla necessità di offrire ai cittadini una buona legge, hanno avuto la meglio le esigenze di fine legislatura sarà necessario che gli operatori del diritto ne prendano atto e che i cittadini ne tengano conto.

Durante tutti questi anni di confronto, l’AIAF è sempre stata accusata di non volere questa legge perchè la stessa avrebbe diminuito la conflittualità tra i cittadini, e di conseguenza di opporsi all’affido condiviso per interessi personalistici della categoria.

La verità è ben altra, l’Associazione, che ha la coscienza tranquilla per aver sempre manifestato il proprio apprezzamento per la bigenitorialità che è un valore da diffondere , ma anche e soprattutto un diritto del minore fin dal momento della nascita, del quale è davvero riduttivo ricordarsi solo all’atto della crisi coniugale, nonchè i propri dubbi e le proprie perplessità in ordine alla possibilità di risolvere a suon di norme e di sanzioni amministrative la conflittualità tra le parti in una separazione, si impegna ad effettuare un bilancio sugli effetti della norma ad un anno dall’entrata in vigore della stessa e di portarlo a conoscenza dei cittadini e del legislatore. Allora si potrà verificare quali siano stati i primi effetti della norma, oggi quello che si sente e che si legge da parte dei fautori della norma altro non è che propaganda, non essendo basata sulla verifica di dati concreti.

Al fine di poter effettuare questa verifica sarà utile e necessario che gli iscritti AIAF nei diversi Tribunali acquisiscano dati e numeri delle vertenze di modifica delle separazioni, delle modalità di conclusione delle stesse ( quante modifiche dell’affidamento dei figli, quante modifiche in ordine all’assegnazione della casa coniugale, quanti assegni perequativi sono stati disposti e qual è il loro ammontare, quante sono le vertenze introdotte dai figli maggiorenni, quante e quali sanzioni amministrative sono state erogate ) per poterle confrontare con quelle dell’anno precedente ed effettuare così un primo bilancio effettivo basato su dati concreti.

L’AIAF è contraria alla legge appena approvata per due ordini di motivi: l’uno attinente a quelli, che a Suo giudizio, saranno le conseguenze di ordine sociale che la stessa produrrà nei confronti dei cittadini, l’altro attinente agli aspetti più strettamente tecnico-giuridici.

Per quel che attiene il primo aspetto si ritiene che il coinvolgimento diretto dei figli sia nel conflitto che nel processo sia foriero di pesanti ricadute sull’equilibrio di crescita e di sviluppo degli stessi; che la norma sarà foriera di nuovi ed ulteriori conflitti tra anche tra quei coniugi che avevano già definito il proprio assetto da separati; l’introduzione dei giudizi di modifica aggraverà e moltiplicherà il numero dei giudizi pendenti, con la conseguenza dell’ulteriore allungamento dei tempi per ottenere giustizia; sarà possibile la sottrazione della casa coniugale ai figli qualora il genitore che convive con loro abbia una situazione di convivenza con altra persona, e ciò indipendentemente da ipotetici risvolti negativi che da questa convivenza si potessero produrre sui figli; il rischio di impoverimento dei figli maggiorenni che, ove il genitore tenuto al versamento dell’assegno di contributo al Suo mantenimento, non vi provveda più, si vedrà costretto ad avviare un procedimento per ottenere giudizialmente un provvedimento che lo tuteli in tal senso, con le evidenti conseguenze sul piano dei rapporti intrafamilari.

Per quanto viceversa riguarda gli aspetti più strettamente tecnico-giuridici va detto, che oggi, a differenza di quanto per lo più avveniva in precedenza, il Presidente del Tribunale ai sensi e per gli effetti di cui all’art.155 sexies “prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova” con il che è chiaro che l’andamento e la durata di una udienza presidenziale varierà di molto a seconda delle situazioni e dell’espletamento dei mezzi di prova. Sotto questo profilo non poche e non certo di rapida soluzione saranno le questioni di natura processuale che si porranno. Infatti, ove si acceda alla tesi della natura cautelare di questa parte del giudizio di separazione, non vi è dubbio che sarà assai difficile parlare di espletamento di prove anzichè di sommarie informazioni. Questa formulazione appare altresì davvero in contrasto con il principio dispositivo, contrasto non superabile neppure per effetto del cosiddetto dispositivo attenuato: il rischio sarà quindi quello di una, non condivisibile, accentuazione dell’ufficiosità dei provvedimenti assunti dal Presidente.

A ciò si aggiunga che mentre nella formulazione dell’art.155 c.c. come voluta dal legislatore del 1975 era dettagliatamente regolamentata l’ipotesi dell’affidamento esclusivo, il legislatore del 2006 non solo non lo regolamenta in alcun modo, ma non prevede nè dispone in merito all’affidamento a terzi. Francamente appare davvero poco credibile che si tratti di una semplice svista, che comunque sarà foriera di una serie di problemi applicativi assai complessi con intuibili conseguenza per i cittadini.

Altra questione che avrà conseguenze nel senso di accrescere non solo la conflittualità , ma anche il numero delle vertenze su di una sola separazione è quella dell’art.708 3° comma c.p.c. per cui è prevista la reclamabiltà immediata dei provvedimenti presidenziali. Con il che il legislatore ha realizzato un secondo binario, parallelo e contestuale, cioè quello del procedimento di reclamo in appello, rispetto al giudizio di separazione che proseguirà dinanzi al giudice istruttore, anche a tale riguardo principi come la certezza del diritto vengono ulteriormente minati.

Se si affronta poi il problema dell’affidamento della casa coniugale i problemi si moltiplicano a cominciare dalla notazione che, avendo il legislatore fatto riferimento all’art. 2643 c.c. si tornerà all’epoca in cui sarà estremamente difficile per non dire impossibile riuscire a trascrivere un provvedimento di assegnazione della casa coniugale, con la evidente conseguenza della totale mancanza di tutela per i figli ed il coniuge che in quella casa vivevano. Al che è lecito chiedersi se era proprio questo l’intento del legislatore posto che sarebbe stato semplice evitare tale rischio semplicemente facendo richiamo all’art.1599 c.c. anzichè al 2643. E, sempre con riguardo all’assegnazione della casa coniugale non è assolutamente condivisibile la scelta del legislatore di prevedere la perdita del diritto all’assegnazione della casa sia nell’ipotesi di nuove nozze del coniuge assegnatario, ma anche nell’ipotesi in cui questi conviva con altra persona: ed i diritti dei minori di cui tanto il legislatore sembrava preoccupato, nel caso di specie che fine hanno fatto? era proprio questo l’obiettivo che questi si era posto? oppure era quello della tutela dei proprietari delle case? e la libertà individuale che fine fa? Ed ancora che fine fanno e che tutela hanno tutte le famiglie di fatto che nel frattempo si erano costituite?

Ancora il legislatore del 2006 introduce l’art. 709 bis c.p.c,.dimentico del fatto che con la legge 80 del 2005 aveva già introdotto un art.709 bis. Quello del 2006 introduce le norme da applicare nei casi di inadempimento o violazioni che riguardano l’esercizio della potestà L’art.709 bis della l.80/2005 detta invece disposizioni sull’udienza di comparizione e trattazione dinanzi al giudice istruttore, ma questo sarebbe solo un problema di amnesia. Il grave è che il tipo di rimedi che sono previsti tali non possono essere definiti: Che cosa è l’ammonizione? L’unico tipo di sanzione analoga è quella che si trova nel regolamento calcistico, come si può prevedere il risarcimento dei danni in favore del minore o di uno dei genitori e poi non determinare i criteri applicabili per determinare detto risarcimento, e ciò benchè la Cassazione da tempo abbia chiarito tutti i molteplici problemi che attengono la questione. Ed infine che siano stabilite delle sanzioni amministrative da €75,00 ad €5.000,00 è davvero incredibile, non solo e non tanto, per le difficoltà di impugnazione delle medesima, ma per l’affermazione di un principio assai grave: il legislatore non assicura ai cittadini una efficace rete di protezione sociale, ed un aiuto agli stessi quando, affrontando la crisi coniugale, cadono preda della conflittualità, pensa bene di guadagnare sulla stessa.

Il Consiglio di Presidenza