28 Novembre 2019 Legislazione e giurisprudenza

MAGISTRATURA – ILLECITO DISCIPLINARE

MAGISTRATURA – ILLECITO DISCIPLINARE
Con la sentenza 12 novembre 2018, n. 197 la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale della norma che prevede la rimozione obbligatoria dal servizio del magistrato che sia stato condannato, in sede disciplinare, per aver accettato favori da soggetti coinvolti in procedimenti pendenti presso la propria sede giudiziaria o dai difensori di questi.
La Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura aveva sollevato le questioni di legittimità costituzionale in riferimento all’art. 3 della Costituzione, sia sotto il profilo dell’automatismo applicativo della sanzione per tutte le ipotesi concrete riconducibili alla previsione normativa sia per la diversa regolamentazione dagli altri illeciti disciplinari per i quali non è prevista la sanzione dell’automatica rimozione.
La Corte ha escluso la ricorrenza dell’illegittimità costituzionale ritenendo che, proprio perché funzionale a tutelare il corretto e imparziale esercizio della funzione giurisdizionale, il disvalore della condotta interessata dal caso in esame non sia comparabile né con il disvalore della condotta di cui all’art. 3, comma 1, lettera a, (uso della qualità di magistrato al fine di conseguire vantaggi ingiusti per sé o per altri) che prescinde dal coinvolgimento nel processo del soggetto che elargisce al magistrato i vantaggi ingiusti; né con il disvalore della condotta di cui all’art. 3, comma 1, lettera b, che è integrato da condotte di natura diversa dal conseguimento di favori (cioè appunto condotte come il «frequentare» o l’«intrattenere rapporti consapevoli di affari» con persone sottoposte a procedimento penale o di prevenzione comunque trattato dal magistrato, ovvero che abbiano subìto condanne superiori a una certa soglia di gravità, o che siano effettivamente state destinatarie di provvedimenti di prevenzione).