12 Luglio 2014 | Attualità legislative Vita professionale

Per una Riforma processuale e ordinamentale del diritto di famiglia, delle persone e dei minori

L’AIAF da anni  sollecita una compiuta riforma processuale e ordinamentale del diritto di famiglia che possa agevolare il rilancio dell’efficienza del processo e contestualmente garantire la piena tutela dei diritti primari di rango costituzionale, propri di questa materia, evidenziando al riguardo la necessità che tutte le relative controversie siano trattate davanti ad uno stesso giudice.
E’ proprio per questa ragione che l’AIAF ha sempre ritenuto e continua a ritenere necessaria e indispensabile l’istituzione delle Sezioni Specializzate in diritto delle persone e della famiglia presso ogni Tribunale e Corte d’Appello, così come già avviene da tempo per le controversie di lavoro, che dovranno essere composte esclusivamente da giudici ordinari a norma dell’art. 1 c.p.c. Ciò per assicurare anche l’effettiva tutela dei diritti e la loro concreta attuazione. In questo contesto esprimiamo la nostra posizione contraria alla previsione di attribuire all’ufficiale di stato civile il ruolo di raccogliere direttamente la dichiarazione delle parti di separarsi e divorziare, neppure in assenza di figli, in quanto i diritti delle persone adulte non sono di rango inferiore rispetto a quelli dei minori.
La previsione delle Sezioni Specializzate risulta oggi ancor più ragionevole e coerente in considerazione della recente riforma della geografia giudiziaria.
L’AIAF prende atto che il ministro Orlando intende dedicare attenzione al tema delle relazioni familiari tanto da ipotizzare una corsia preferenziale per la loro tutela giurisdizionale.
Tuttavia non può che destare grave preoccupazione e allarme nell’avvocatura specializzata e nei cittadini quanto si legge nella scheda relativa alle “Proposte di interventi in materia di processo civile per la famiglia e le imprese” pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia aggiornato all’8 luglio 2014, laddove si fa riferimento ad un “Tribunale per la famiglia e per i diritti della persona” quale “struttura organizzativa nella quale far confluire anche le professionalità che si sono formate nell’esperienza del Tribunale per i Minorenni, una risorsa da non disperdere ma da valorizzare” addirittura proponendo “di intervenire allargando lo spettro delle attuali competenze attribuite ai tribunali per i minorenni, includendo anche competenze oggi attribuite al tribunale ordinario (diritti delle persone, e in particolare i minori, e i diritti della famiglia, tra cui separazioni, divorzi e in genere il contenzioso legato alla crisi delle relazioni familiari)”.….“Viene così istituita una specifica articolazione giudiziaria i cui componenti si occuperanno della famiglia e delle persone in via esclusiva, così dall’acquisire un elevato tasso di specializzazione”.
L’AIAF ribadisce il proprio netto dissenso all’introduzione di un organo diverso dal Tribunale Ordinario, composto oltre che da giudici togati anche da altre figure giudicanti estranee alla giurisdizione ordinaria, che non ha dato e non dà buoni risultati in termini di risoluzione tempestiva delle ordinarie controversie e della garanzia e tutela dei diritti anche processuali dei cittadini, ciò in evidente violazione del giusto processo.
Tale giurisdizione, quando è stata competente, ha manifestato la propria incapacità ad affrontare anche  le istanze di carattere economico patrimoniale riguardanti il minore.
Peraltro un intervento legislativo di questo genere sarebbe in contrasto con il principio di certezza del diritto poiché nel dicembre 2012 l’ordinamento italiano, con la L. 219, ha varato un’importante riforma in tema di filiazione, che ha attribuito al giudice ordinario la competenza a definire la gran parte delle controversie familiari prima di competenza del tribunale per i minorenni.
Tale legge è considerata unanimemente un punto fermo sul quale fondare i futuri interventi legislativi che non può essere messo in discussione.
Quanto alla composizione dell’organo giudicante, esistono già disegni di legge che prevedono che le sezioni specializzate destinate alla tutela dei diritti delle persone, dei minori e delle relazioni familiari, personali e patrimoniali possano essere assistite nel compimento di accertamenti tecnici dai componenti di una commissione creata presso il T.O., nelle forme previste per la CTU nel processo civile e con la loro esclusione da qualsiasi partecipazione ad attività di contenuto decisorio (lett. I art. 2 ddl 194).
L’istituzione di un giudice unico per la tutela della persona e delle relazioni familiari nel contesto dei Tribunali Ordinari e con un ambito territoriale non maggiore delle attuali circoscrizioni circondariali è oggi tanto più necessario tenuto conto delle recenti pronunce della CEDU, della Corte Costituzionale e dei giudici di merito e di legittimità, per esempio in materia di fecondazione eterologa, accertamento delle origini per gli adottati, divorzio coatto in caso di cambiamento di sesso, di unioni civili.
Atteso che la competenza del giudice monocratico comporta l’accelerazione del procedimento e lo snellimento dei ruoli, si ritiene debba essere espressamente indicata la deroga alla previsione dell’art. 50 bis n. 1 c.p.c., consentendo la decisione in composizione monocratica pur con l’intervento obbligatorio del P.M.
L’AIAF, che da tempo ha elaborato uno schema processuale finalizzato alla pronuncia dei provvedimenti anche definitivi nel termine di tre/quattro mesi dalla domanda, resta pertanto a disposizione per un contributo  tecnico – giuridico.

Deliberato del Comitato Direttivo Nazionale AIAF

Roma, 12 luglio 2014