29 Gennaio 2020 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Sentenza Cassazione

SEPARAZIONE E DIVORZIO – ANAGRAFE TRIBUTARIA – ACCESSO AI CONTI DEL CONIUGE

Il Consiglio di Stato, con le sentenze n. 5345 e 5347 del 2019 ha stabilito che, in sede di separazione o divorzio, il coniuge ha diritto ad esercitare l’accesso – direttamente e senza alcuna previa autorizzazione del giudice del processo civile – ai dati patrimoniali e reddituali dell’altro coniuge contenuti nelle banche dati dell’anagrafe tributaria.
Secondo i giudici, infatti, deve tutelarsi il coniuge più debole e ciò in linea con quanto stabilito la Corte di Cassazione in passato (Cass. n. 2472/2014).
Si evidenzia, infatti, che l’art. 155-sexies delle disposizioni attuative e l’art. 492 bis c.p.c. non  prevede come necessaria l’autorizzazione all’accesso ai documenti da parte del giudice civile ma un semplice ampliamento dei poteri istruttori del giudice e dunque “non rappresentano un ostacolo al diritto di accesso ai documenti in possesso dell’agenzia delle Entrate”.
Il Consiglio di stato, inoltre, afferma il principio secondo cui le norme “non hanno comportato alcuna ipotesi derogatoria alla disciplina in materia di accesso alla documentazione contenuta nella banche dati della Pa, avendo invece il legislatore voluto ampliare con il citato 155-sexies – delle disposizioni di attuazione del Codice del rito civile – i poteri istruttori del giudice ordinario, nell’ambito dei procedimenti in materia di famiglia”.
Con la sentenza n. 5347/19, poi, i giudici hanno precisato che il giudice della separazione o divorzio “può utilizzare i poteri di accesso ai dati della Pa genericamente previsti dall’articolo 210 del Codice di procedura civile come ampliati dalle norme inserite nel 2014 (articolo 155-sexies disposizioni attuative) ma questa, rimane una sua facoltà e non un obbligo”.
L’obbligo ricade sull’Agenzia delle Entrate  che deve “consentire alla parte ricorrente di prendere visione e di estrarre copia, ove possibile con modalità telematiche della documentazione richiesta”.