01 Marzo 2009

Separazioni, divorzi e tutela degli incapaci a notai e commercialisti? Mobilitiamoci contro il gravissimo attacco alla professione forense e alla nostra professionalità

Secondo il Ministro AlfanoIl sistema giustizia non è solo degli avvocati e dei magistrati“, e dopo aver sentito le proposte dei dottori commercialisti e degli esperti contabili riuniti a Congresso a Torino, che rivendicano un ruolo di consulenza stragiudiziale, di conciliazione, e persino in sede giudiziale, nei procedimenti di separazione e divorzio, ha affermato: «Le idee che ci avete fin qui sottoposto sono buone idee, tendenti a tutelare il bene comune, ma anche la libertà e la dignità delle professioni”, lasciando intendere un convinto appoggio nei possibili maggiori utilizzi dei commercialisti anche nei procedimenti di famiglia!

Queste le proposte dei commercialisti: “semplificazione di aspetti procedurali concernenti lo scioglimento del matrimonio e la separazione tra coniugi”; “nomina di un CTU scelto fra gli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per definire la capacita reddituale e patrimoniale dei coniugi fin dalla prima fase del processo”; “obbligo a carico delle parti alla prima udienza, di inserire nell’ambito dei rispettivi fascicoli le consulenze tecniche di parte rilasciate da professionisti iscritti negli albi”; “tentativo di conciliazione stragiudiziale obbligatorio gestito da professionisti iscritti agli albi dei dottori commercialisti ed esperti contabili, avvocati e notai e iscritti agli organismi di conciliazione istituiti presso i tribunali, ogni qualvolta la controversia di separazione e divorzio abbia ad oggetto questioni che comportano valutazioni di tipo economico”; “nomina obbligatoria di un commercialista quale tutore o curatore o amministratore di sostegno dell’incapace, quando vi sia l’esigenza di amministrare patrimoni di una certa consistenza o complessita, così come nei casi in cui la tutela o curatela sia coinvolta da questioni economico-giuridiche rilevanti”!

L’OUA, tramite il suo presidente Maurizio de Tilla, ha già detto a chiara voce che “gli avvocati non accettano interferenze: i campi rivendicati da notai e commercialisti sono materie indisponibili. E l’avvocatura da sempre ha chiesto ci sia la garanzia della giurisdizione di un giudice togato“. Sottolineando che “i rapporti familiari, anche nella parte più semplificata, hanno una loro complessita“, l’OUA chiede che fine ha fatto la costituzione dell’annunciato Tribunale della famiglia.

A dicembre 2008 il Sottosegretario alla Giustizia Casellati aveva pubblicamente sostenuto che entro gennaio 2009 sarebbe stato presentato un disegno di legge che avrebbe istituito il tribunale della famiglia, sottolineando l’esigenza di un giudice specializzato e della unificazione delle competenze.

L’AIAF aveva accolto positivamente questa proposta, e aveva già iniziato ad avanzare al Sottosegretario Casellati proposte concrete, frutto della nostra esperienza quotidiana, modificative ed integrative del ventilato progetto. Nel contempo abbiamo lavorato con il CNF per portare un concreto contributo all’auspicato varo della riforma della professione forense, che, nel testo approvato dal CNF e consegnato al Ministro Alfano, prevede finalmente il riconoscimento della specializzazione e l’istituzione di elenchi di specialità.

Ora cosa sta succedendo? Perchè il Ministro Alfano non da risposte altrettanto rassicuranti agli avvocati sul loro ruolo e sul loro futuro, come si prodiga a fare con commercialisti e notai circa materie e competenze che esulano esulano dal loro ambito professionale?

Chiediamo l’immediata mobilitazione del Consiglio Nazionale Forense, di tutti gli Ordini locali e dell’OUA, a difesa della nostra professione e della nostra professionalità, nonche del nostro futuro!