28 Ottobre 2018 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Ordinanza Cassazione

SOCIAL NETWORK – DIFFAMAZIONE ONLINE

SOCIAL NETWORK – DIFFAMAZIONE ONLINE

La Corte di Cassazione con l’ordinanza del 12 luglio u.s ha imposto ai giudici nazionali di motivare adeguatamente le ragioni dell’archiviazione a carico del presunto autore della diffamazione online.
La questione prende le mosse dalla vicenda affrontata dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che aveva disposto l’archiviazione dopo il rifiuto dei gestori di facebook di fornire l’indirizzo IP dell’autore di un messaggio offensivo pubblicato su famoso social.
Il decreto di archiviazione era stato impugnato in Cassazione dalla persona offesa che aveva lamentato l’assoluta mancanza di indagini suppletive e di analisi degli ulteriori indirizzi forniti dalla persona offesa.
Spesso infatti i social network sono restii a concedere informazioni sui propri utenti non essendoci un obbligo giuridico in tal senso. In teoria sulla base dell’art 132 del d. lgs. 196\2003 così come integrato con il regolamento 679\2016 basterebbe un decreto motivato del Pm per ottenere i dati sul traffico telematico degli utenti. Nonostante ciò, i social, spesso, rifiutano di collaborare chiedendo alle autorità di attivarsi tramite lo strumento della rogatoria che per la sua complessità, spesso fa desistere i magistrati dall’andare avanti. Peraltro, spesso la richiesta di rogatoria si scontra con l’assenza delle condizioni di reciprocità visto che negli Stati Uniti il reato di cui si discorre, la diffamazione appunto, costituisce un mero illecito civile.
L’ordinanza della Cassazione pertanto segna una inversione di tendenza stabilendo che, nel caso di diffamazione via web, la mancanza dell’indirizzo IP non può fermare le indagini, ma i magistrati devono approfondire tutti gli elementi utili, fermo restando che gli altri elementi probatori devono essere così stringenti e ben motivati da condurre, ogni oltre ragionevole dubbio, all’identificazione dell’autore del post.