15 Ottobre 2015 | Giurisprudenza Legislazione e giurisprudenza Ordinanza Tribunale

Tribunale di Verona, ordinanza del 23 settembre 2015 Azione di spoglio ex art. 1168 c.c. – cambio delle serrature dell’abitazione coniugale da parte del coniuge proprietario esclusivo dell’immobile – detenzione qualificata da parte del coniuge non proprietario – autorizzazione del Presidente a vivere separati – mancata assegnazione della casa coniugale

Tribunale di Verona, ordinanza del 23 settembre 2015
Azione di spoglio ex art. 1168 c.c. – cambio delle serrature dell’abitazione coniugale da parte del coniuge proprietario esclusivo dell’immobile – detenzione qualificata da parte del coniuge non proprietario – autorizzazione del Presidente a vivere separati – mancata assegnazione della casa coniugale

La  sig.ra X ha adito il Tribunale con un ricorso di reintegrazione nel possesso ex artt. 1168 c.c. e 703 c.p.c., affermando di essere detentrice qualificata dell’immobile e di averne subito lo spoglio, avendo il marito, ben dopo l’autorizzazione presidenziale a vivere separati e la mancata assegnazione della casa coniugale, cambiato le serrature dell’abitazione mentre la stessa si era recata in vacanza. Il convenuto si è costituito in giudizio eccependo l’insussistenza dell’animus spoliandi e chiedendo in via riconvenzionale il rilascio dell’abitazione coniugale da parte della moglie ed, altresì, in via subordinata un provvedimento d’urgenza, non avendo la ricorrente alcun titolo per rimanere all’interno dell’abitazione di esclusiva proprietà del marito.
Il Giudice ha ordinato la reintegrazione della sig.ra X nell’immobile (ex) coniugale, rigettando la richiesta di risarcimento del danno della ricorrente e non accogliendo le domande riconvenzionali del marito esclusivamente per ragioni di rito, ritenendo che le stesse si fondassero sul diritto di proprietà (incontestato) dello stesso e che andasse applicato l’art. 705 c.p.c. che preclude al convenuto nel giudizio possessorio di proporre giudizio petitorio.
Nel caso di specie, l’immobile è di proprietà esclusiva del marito che ha cambiato le serrature e, tra le parti, non sussisteva più l’obbligo di coabitazione, avendo il Presidente FF autorizzato i coniugi a vivere separati e non avendo assegnato la casa coniugale in considerazione dell’autosufficienza economica dei figli.
Il Giudice ha riconosciuto alla moglie una posizione di detenzione qualificata dell’immobile che l’ha legittimata ad esperire l’azione possessoria, detenzione qualificata non basata sull’obbligo coniugale di coabitazione, venuto meno con l’autorizzazione presidenziale a vivere separati, bensì sui perduranti obblighi di reciproco rispetto incombenti sui coniugi anche dopo la proposizione del ricorso per separazione; il Giudice ha ritenuto che, non avendo la moglie ancora interrotto la relazione materiale con la cosa, la sua non potesse essere ascritta a mera detenzione sine titulo trovando invece il potere di fatto sulla cosa esercitato dalla moglie con la permanenza nella casa coniugale fondamento del rapporto di coniugio non ancora definitivamente sciolto e in particolare nel diritto al rispetto della propria dignità di coniuge derivante dal matrimonio”.
Il Giudice, in ogni caso, ha riconosciuto anche i diritti del coniuge proprietario affermando che “ (…) il coniuge proprietario esclusivo dell’immobile che costituì l’abitazione coniugale ha la facoltà di agire per ottenere il rilascio dell’immobile e conseguirne la piena disponibilità, con estromissione dell’altro coniuge al quale non è più legato dall’obbligo di coabitazione derivante dal matrimonio. In assenza di un preciso provvedimento di assegnazione della casa, unica ipotesi ammessa dall’ordinamento in ambito privatistico a parziale deroga delle comuni regole che disciplinano il diritto di proprietà, l’esercizio dei diritti dominicali sull’immobile rimane affidato alle norme stabilite dal codice civile”.
Questa decisione fa emergere le criticità di tali situazioni che portano a paradossali situazioni di convivenza “forzata” pur dopo l’autorizzazione a vivere separati, lasciando il coniuge proprietario esclusivo dell’immobile nell’impossibilità di reperire strumenti rapidi per riottenere l’esclusiva disponibilità dell’immobile non assegnato all’altro coniuge non proprietario.
L’unico provvedimento che il Presidente può emettere, non potendo disporre l’assegnazione della casa coniugale, è l’autorizzazione a vivere separati.
Non rientra, infatti, tra i provvedimenti del Presidente la possibilità di ordinare il rilascio dell’abitazione coniugale; ciò non significa, però, che il coniuge non proprietario e non assegnatario abbia titolo per continuare ad abitare nell’immobile.
Dal momento in cui viene emessa l’autorizzazione a vivere separati, sulla casa coniugale ritornano a vigere le regole dominicali sul diritto di proprietà; diversamente argomentando si urterebbe contro il principio costituzionale del diritto di proprietà, espropriando il coniuge proprietario della possibilità di godere del proprio diritto.