07 Luglio 2005

Violenza in casa, è allarme sociale

Al convegno Aiaf i dati e l’analisi di fenomeni emergenti: una donna su 10 è vittima dello stalking

È necessario valorizzare la legge n. 154 sull’allontanamento

Sms ossessivi, pedinamenti persistenti, offerte sessuali dell’ex partner a sua insaputa sul web: sale in Italia lo ‘stalking’, la sindrome del molestatore assillante. Prende corpo in famiglia, nell’80% dei casi la vittima è la donna. L’analisi di questo fenomeno spesso sommerso è stato oggetto del convegno che si è tenuto a Marsala lo scorso weekend dal titolo ‘Dal disagio del singolo alla violenza in famiglia’, organizzato dall’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori (AIAF) in collaborazione con il comune di Marsala, l’Asl 9, l’Ordine degli avvocati di Marsala.

La famiglia luogo privilegiato di relazioni affettive, fulcro della società, ma anche luogo a rischio di violenza. Per le donne è qui che si annidano i maggiori pericoli per sofferenze psichiche e fisiche.

Sulla violenza sessuale ai danni delle donne, gli ultimi dati dell’Istat (dicembre 2004) sono emblematici: il 15,8% delle vittime che ha subito violenza, tentata o consumata, è avvenuto all’interno della propria casa. Nel 6,5% dei casi il violentatore era il fidanzato o l’ex fidanzato, nel 5,3% il coniuge o l’ex coniuge.

Tuttavia un dato è inquietante. Solo il 7,4% delle donne che hanno subito una violenza sessuale nel corso della vita ha poi denunciato il fatto. La quota di sommerso è dunque altissima.

L’iniziativa Aiaf ha avuto l’obiettivo primario di squarciare il velo di omertà su un fenomeno ancora fortemente sottostimato, tenuto nascosto dalle stesse vittime per motivazioni culturali legate alla vergogna e alle dipendenze psicologiche od economiche.

Gli esperti si sono confrontati sulle nuove forme di violenza. Fra queste l’emergente fenomeno chiamato stalking, ossia la sindrome del molestatore assillante.

Un comportamento patologico che si esprime con telefonate ripetute, sms ossessivi, pedinamenti persistenti, intrusioni nei comportamenti della vittima, nell’80% dei casi donna. Si conoscono casi in cui il molestatore assillante si spinge a costruire siti web con i dati della ex partner in cui quest’ultima offre, a sua insaputa, prestazioni sessuali. Gli psichiatri stimano che una donna su 10 ne è vittima nel corso della vita.

Lo ‘stalker’ è soprattutto un ex partner che non accetta la separazione, che desidera riappacificarsi, vendicarsi, continuare a esercitare un controllo della vittima.

I casi di stalking si verificano nel contesto della violenza domestica.

La giurisprudenza americana da anni ha affrontato specificatamente il problema: lo stalking è punito duramente. Per la prima volta, oggi a Marsala un consesso di esperti legali ha affrontato il fenomeno che risulta in crescita anche in Italia.

‘Finora lo stalking è stato studiato solo dal punto di vista psichiatrico’, ha detto Caterina Mirto, consigliere del direttivo nazionale dell’AIAF, ‘ma la rilevanza impone un intervento anche legale a difesa delle vittime. Sarebbe per esempio necessario, al momento della denuncia, l’immediato intervento della polizia e della magistratura inquirente. Il più delle volte questo tipo di intervento non c’è’.

Proprio sul ruolo delle forze dell’ordine gli avvocati dell’Aiaf hanno espresso alcune critiche: ‘A volte enfatizzano le richieste di aiuto, altre volte appaiono sorde, creano dei deterrenti alla denuncia vera e propria al punto che la vittima, per lo più donna e dipendente economicamente dal marito, rinuncia a presentare la denuncia. C’è insomma di solito una sottovalutazione delle denunce per violenza’.

Per Mirto ‘molto del conflitto in famiglia potrebbe essere prevenuto se si riuscisse a contenerlo nella fase iniziale. Fondamentali a riguardo, i consultori, i mediatori familiari, gli assistenti sociali e anche gli avvocati. Gli avvocati abbiano il ruolo primario di proteggere il matrimonio e non di alimentare il conflitto. Noi siamo i primi mediatori della coppia’.

Gli strumenti legali, per l’Aiaf, ci sono. È la legge 154/2001, quella che prevede l’allontanamento dall’abitazione del convivente violento la cui applicazione sta evidenziando qualche difficoltà: è poco conosciuta e poco attuata. ‘È una legge che trova difficilmente riscontro concreto’, ha sottolineato Remigia D’Agata, presidente dell’Aiaf Sicilia, ‘troppe volte il tribunale non si sente di attuare provvedimenti così estremi, istruisce la pratica che richiede tempi lunghi. Di fronte a queste lungaggini, l’avvocato, per difendere la vittima ed evitare il peggio, preferisce avviare la separazione. La separazione resta così la via più veloce affinchè il convivente se ne vada da casa’.

D’Agata ha illustrato un caso esaminato dal tribunale di Catania in cui di fronte alle gravi minacce fisiche del marito verso la moglie e di fronte a una raccolta di ritagli di giornali su notizie di uxoricidio, il giudice ha ritenuto non sufficienti le prove e negava l’applicazione della normativa della legge 154. Anche questo caso si è risolto con la separazione.