Una triste vicenda familiare è stata analizzata dalla recente sentenza n. 4935/2023 della quarta sezione penale della Corte di Cassazione, depositata lo scorso 6 febbraio. Una bambina di otto mesi, nel 2015, andò incontro alla morte per aver ingerito accidentalmente dosi di cocaina presenti in casa. I genitori sono stati condannati per omicidio colposo.
Irrilevante la mancanza di alcuni dettagli nella ricostruzione della vicenda, ossia il mancato accertamento circa le modalità dell’assunzione fatale e il mancato accertamento della durata dell’esposizione alla cocaina. Ad inchiodare i due genitori l’avere introdotto la cocaina nell’ambiente domestico e il non avere impedito che la figlioletta entrasse in contatto con la sostanza stupefacente.
Nel percorso logico giuridico intrapreso dalla Suprema Corte appare decisivo il riferimento all’obbligo di protezione gravante su madre e padre, in relazione a tutte le possibili forme di aggressione alla incolumità psico-fisica di una bambina, con neanche un anno di vita, del tutto incapace di tutelarsi autonomamente. In tale ottica il collegio di piazza Cavour ritiene l’introduzione della cocaina nell’ambiente domestico un indice di palese gravissima negligenza da parte dei due genitori, soprattutto perché è evidente che essi avrebbero potuto evitare la morte della figlioletta se solo si fossero concretamente attivati per impedire che quest’ultima entrasse in contatto con la sostanza stupefacente. Ricostruita la triste vicenda, risalente all’estate del 2015, i giudici di merito ritengono palese, sia in primo che in secondo grado, la colpevolezza dell’uomo e della donna sotto processo, ritenuti responsabili di omicidio colposo perché quali genitori di una bambina di otto mesi, non hanno, per colpa consistita in imprudenza, imperizia e negligenza, impedito che la bambina assumesse accidentalmente e comunque venisse in contatto, in modo accidentale, con la sostanza.
I genitori, si legge nel provvedimento, quali esercenti la responsabilità genitoriale sulla loro figlia minore di otto mesi, affidata al loro esclusivo controllo, vigilanza e sorveglianza al momento del fatto, sono responsabili del reato di cui all'art. 589 c.p. qualora per colpa consistita in imprudenza, imperizia e negligenza, non impediscano che la minore assuma accidentalmente e comunque venga in contatto con alimenti, indumenti od oggetti presenti nell'abitazione contaminati, tali da determinare l'ingestione da parte dell’infante, di un quantitativo di cocaina, provocandone la morte da overdose.
La presenza di cocaina in casa è stata considerata indice di gravissima negligenza dei genitori, titolari di una posizione di garanzia dettata dall' art. 147 c.c.: l’evento morte era prevedibile poiché causalmente correlato a tale negligenza.
