Il diritto alla quota ereditaria di pertinenza del coniuge superstite viene meno sole ove ricorrano due condizioni concorrenti e intrinsecamente connesse e cioè la nullità del matrimonio e la mancanza di buona fede del coniuge superstite.
Lo precisa la Corte di Cassazione, all’interno della ordinanza n. 1772/2024.
Il provvedimento della prima sezione civile è stato depositato lo scorso 17 gennaio.
Ne deriva che la declaratoria di nullità di matrimonio, ove non sia accertata la mancanza di buona fede, è priva di effetti ai fini successori.
Nel caso di specie, la ricorrente ha riconosciuto come nel giudizio di primo grado il tema della buona fede non fosse mai stato oggetto di discussione. Da ciò si evince la carenza dell'interesse legittimo ed attuale della ricorrente, correttamente riscontrata dalla Corte territoriale, perché l'azione proposta avrebbe potuto contrastare il pregiudizio prospettato solo in quanto atta a dimostrare non solo la nullità del matrimonio, ma anche la malafede del coniuge superstite, mentre risulta evidente che il tema della buona/mala fede non era stato da essa stessa messo in discussione.
