Considerato che ai fini della quantificazione dell'assegno di mantenimento in favore del figlio, si deve tenere conto non solo delle "rispettive sostanze", ma anche della capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, in ragione delle esigenze attuali del figlio, nonché dei tempi di permanenza dello stesso presso ciascuno dei genitori e della valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti, la formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli con il nuovo partner, pur non determinando automaticamente una riduzione degli oneri di mantenimento dei figli nati dalla precedente unione, deve essere valutata dal giudice come circostanza che può incidere nella determinazione dell'importo dovuto in quanto comporta il sorgere di nuovi obblighi di carattere economico.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, all’interno della ordinanza n. 6455/2024. Il provvedimento della prima sezione civile è stato depositato lo scorso 12 marzo.
I giudici di piazza Cavour, all’interno del provvedimento, ribadiscono poi che all'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi, tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.
