Muovendo dalla coabitazione, per aversi una convivenza da valorizzare nel quadro normativo attestato dalla fattispecie incriminatrice di cui all’art. 572 c.p., occorrerà sempre verificare la presenza, tra i soggetti che condividono i medesimi spazi abitativi, di una relazione interpersonale qualificata.
Lo ha sottolineato la Corte di Cassazione, all’interno della sentenza n. 10621/2024.
Il provvedimento della sesta sezione penale è stato depositato lo scorso 13 marzo.
Lungi dall'essere confuso con la mera coabitazione, concludono i giudici di piazza Cavour, il concetto di convivenza deve, infatti, essere espressione di una relazione personale caratterizzata da una reale condivisione e comunanza materiale e spirituale di vita, tale da generare nei soggetti che ne sono protagonisti, momenti di reciproco affidamento che a loro volta finiscono per essere la scaturigine della particolare vulnerabilità della vittima.
