Il reato di maltrattamenti in famiglia è configurabile indipendentemente dalla vicinanza temporale tra le condotte o da periodi di serenità nella vita familiare. L'abitualità del reato può essere qualificata dalla reiterazione di comportamenti lesivi della dignità della persona offesa, anche se non sistematici, purché volti a limitare la sfera di autodeterminazione.
Lo ha statuito la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 12444/2025.
Il provvedimento della sesta sezione penale torna, dunque, a formulare rilievi sulla fattispecie delittuosa dei maltrattamenti in famiglia.
Il giudice di appello, si legge nel provvedimento, deve giustificare la riforma della decisione di primo grado mediante un riesame completo del materiale probatorio e non limitarsi ad una valutazione parziale.
