È configurabile lo stato di flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia allorché il singolo episodio lesivo non risulti isolato, ma si ponga inequivocabilmente in una situazione di continuità rispetto a comportamenti di reiterata sopraffazione direttamente percepiti dagli operanti.
Lo puntualizza la Corte di Cassazione, all’interno della sentenza n. 18339/2025.
Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 15 maggio.
La Polizia giudiziaria prima e l'Autorità giudiziaria poi, chiariscono i giudici di piazza Cavour, devono operare una valutazione complessiva dei fatti, non limitandosi a quantificare, in modo formalistico e semplicistico, gli atti che lasciano evidenze fisiche, che, peraltro, nella specie, erano presenti, ma soprattutto, non devono tralasciare di valorizzare l'accertamento delle umiliazioni o delle aggressioni, anche verbali, patite dalla persona offesa per diretta constatazione degli operanti oppure acquisendone conoscenza attraverso le sue dichiarazioni (sue o di altri) o per diretta percezione della sua condizione di sofferenza, di paura, di ansia.
