Con un interessante provvedimento, la Cassazione ha formulato alcuni principi su una tematica piuttosto attuale e dibattuta: l’utilizzo acritico dell’intelligenza artificiale come ausilio per la redazione dei provvedimenti giurisdizionali.
La sentenza della terza sezione penale, la n. 34481/2025 dello scorso 22 ottobre, rimarca come l'uso di strumenti informatici possa agevolare, sul piano pratico, la redazione dei provvedimenti giudiziari. Secondo il Collegio di Piazza Cavour, tuttavia, tale pratica al contempo aumenta il rischio che il giudice attinga "aliunde" gli argomenti del suo decidere, abdicando al dovere di apportare il suo ineliminabile ed insostituibile momento valutativo e facendo venir meno l'in sé del suo essere terzo ed imparziale.
Già a luglio, con un altro provvedimento (sentenza n. 25455/2025), la Suprema Corte aveva marginalmente affrontato la questione.
Nell’ultima pronuncia, la Cassazione penale censura l’uso acritico dell’IA come “eterodeterminazione” del giudizio e come indebita delega della valutazione alla macchina, riaffermando la necessità che il magistrato mantenga la piena libertà di valutazione del caso concreto e di motivazione del provvedimento giudiziario.
