La situazione di approfittamento dell'assunzione di sostanze stupefacenti o alcoliche da parte della vittima, avvenuta per libera iniziativa della stessa, e comunque per causa non imputabile all'agente, è ritenuta idonea ad integrare il reato di violenza sessuale.
Lo ribadisce la Corte di Cassazione, all’interno della sentenza n. 35041/2025.
Il provvedimento della terza sezione penale è risalente allo scorso 28 ottobre.
A ben vedere, argomentano i giudici di piazza Cavour, tra le condizioni di inferiorità psichica o fisica, previste dall'art. 609-bis, secondo comma, n. 1, c.p., rientrano anche quelle conseguenti alla volontaria assunzione di alcolici o di stupefacenti, in quanto anche in tali casi la situazione di menomazione della vittima, a prescindere da chi l'abbia provocata, può essere strumentalizzata per il soddisfacimento degli impulsi sessuali dell'agente.
