Con una nuova e recente sentenza, la Cassazione torna a formulare principi in materia di maltrattamenti in famiglia.
Il provvedimento n. 38403/2025, depositato dalla sesta sezione penale lo scorso 26 novembre, pone l’attenzione sull’elemento soggettivo del reato.
Affinché sussista l'elemento soggettivo del reato di cui all' art. 572 cod. pen., chiarisce il Collegio di piazza Cavour, non è necessario che l'agente abbia agito per infliggere sofferenze fisiche o morali senza plausibile motivo.
A tal fine, basta il dolo generico, ossia la coscienza e volontà di sottoporre il soggetto passivo a tali sofferenze in modo continuo e con un dolo unitario, seppure con interruzioni e modalità non programmatiche, bastando la consapevolezza dell'autore del reato di persistere in un'attività vessatoria, già attuata in precedenza, idonea a ledere la personalità della vittima.
