Editoriale (di Giulia Sarnari, Avvocata in Roma e Direttrice della rivista AIAF)
La organizzazione del patrimonio familiare è un tema centrale nel diritto di famiglia che questo numero della rivista tratta sotto diversi profili.
Il dott. Baffa, in apertura del numero, approfondisce l’istituto della comunione legale dei beni, introdotto dal legislatore del ’75 con l’intento di favorire la parità e la perequazione sostanziale tra i coniugi, ma che l’autore si chiede e chiede al lettore, dopo una attenta disamina che involge anche il profilo delle partecipazioni societarie e delle somme giacenti sui conti correnti, se possa ancor oggi costituire un regime patrimoniale attuale e adeguato alla finalità per cui è stato reso regola generale.
L’Avv. Tosini si sofferma anche lei sull’istituto della comunione legale dei beni, ma con particolare riguardo al momento dello scioglimento e al procedimento giudiziale di divisione.
L’Avv. Tedoldi analizza la disciplina dell’impresa familiare, istituto che detta lo statuto minimo dei diritti del familiare collaboratore in attività d’impresa. Dopo aver analizzato la disciplina codicistica, l’autrice analizza le estensioni giurisprudenziali al novero dei conviventi e le interpretazioni giurisprudenziali degli effetti che comporta la separazione, il divorzio e lo scioglimento della comunione legale sull’impresa familiare.
L’Avv. Lutterotti propone una rilettura sistematica dell’istituto del fondo patrimoniale alla luce dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale, nonché dell’impatto della digital economy e della token economy. Dopo aver ricostruito l’origine del fondo patrimoniale e il suo rapporto con il trust, l’analisi si concentra sulla dematerializzazione del patrimonio familiare e sulla possibilità di conferire nel fondo patrimoniale cripto-attività quali payment, utility e security token. L’indagine evidenzia i limiti strutturali dell’istituto in relazione all’opponibilità ai terzi e alla pubblicità del vincolo in assenza di sistemi di gestione accentrata, profilo che rende complesso l’inquadramento dei token nella categoria dei titoli di credito ex art. 167 c.c. Si prospetta, così, una ulteriore riduzione dell’efficacia applicativa del fondo patrimoniale nel contesto dell’economia digitale e si suggerisce una preferenza per strumenti alternativi, quali il trust, caratterizzati da maggiore flessibilità negoziale, idonei a garantire la segregazione e la governance di asset anche immateriali e decentralizzati, in coerenza con le nuove esigenze di pianificazione patrimoniale familiare.
L’articolo dell’Avv. Gagliardi analizza la disciplina del patto di famiglia, istituto che consente di attuare il passaggio generazionale dell’impresa mediante il trasferimento, in tutto o in parte, dell’azienda o delle partecipazioni sociali ad uno o più discendenti. L’autrice esamina i diversi aspetti che interessano l’istituto, soffermandosi, in particolare, anche sul tema della liquidazione dei legittimari.
Il prof. Villa tratta del trust che in ambito familiare trova ampio spazio per assicurare il passaggio generazionale del patrimonio. L’autore si sofferma sulle problematiche che potrebbero verificarsi nel caso in cui l’imprenditore non programmasse in vita la successione nella propria azienda, rilevando come il divieto dei patti successori costituisca ancora oggi, nonostante che sia stato eroso dall’introduzione del patto di famiglia, un insormontabile impedimento giuridico. Il trust rappresenta così una valida soluzione per favorire il passaggio generazionale trattandosi di un istituto in grado di adattarsi alle specifiche situazioni. L’autore analizza, poi, varie tipologie di trust, in relazione ai possibili obiettivi perseguiti dal disponente, soffermandosi sul trust – esecutore testamentario. Ulteriore profilo affrontato è l’utilità del trust sotto il profilo fiscale, grazie al regime introdotto ad opera del dlgs. n. 139/2024.
A seguire, con il suo articolo il dott. Piras fa osservare come nel contesto economico italiano, sia frequente la presenza di società di capitali a ristretta base partecipativa, spesso caratterizzate da una compagine familiare o da legami personali tra i soci. Tali realtà si distinguono per la sovrapposizione tra proprietà, controllo e gestione, dando luogo a intrecci tra sfera privata e imprenditoriale. Sebbene l’ordinamento civile non contempli una definizione normativa di “società familiare”, la dottrina e la giurisprudenza ne hanno delineato i tratti essenziali, rilevanti soprattutto in chiave fiscale. In ambito tributario, infatti, la struttura chiusa della compagine sociale ha giustificato l’introduzione di una presunzione legale di distribuzione ai soci degli utili extracontabili accertati in capo alla società, con conseguenze significative nei rapporti con l’amministrazione finanziaria. L’elaborato offre un aggiornamento sintetico su tali criticità, con approfondimento sia dei profili fiscali connessi alla ristretta base proprietaria, che delle implicazioni civilistiche nei rapporti partecipativi, in particolare tra coniugi.
Del resto i profili fiscali degli strumenti di gestione del patrimonio familiari non sono di poco conto e l’Avv. Misilmeri con il suo articolo porta l’attenzione sull’analisi del regime fiscale applicabile all’attività d’impresa esercitata dai coniugi in regime di comunione dei beni, e a seguire sul trattamento tributario dei redditi prodotti nell’ambito dell’impresa familiare. Tali meccanismi, sotto il profilo fiscale, mirano alla ripartizione del reddito tra i membri del nucleo familiare. Successivamente, l’indagine si estende ad alcuni profili impositivi relativi agli strumenti giuridici finalizzati al passaggio generazionale del patrimonio familiare, con particolare attenzione al patto di famiglia e al trust.
La Prof. Scotti, infine, compara il sistema italiano a quello tedesco mettendo in rilievo significative differenze normative che sottolineano l’esigenza di adattamento a un contesto sociale in profonda trasformazione ed evidenziano la necessità di un processo di armonizzazione giuridica a livello europeo.
