Le maggiori spese affrontate dall'ex marito a causa della convivenza con la seconda moglie non possono legittimare la sua richiesta di vedere eliminato o, almeno, ridotto l'assegno divorzile riconosciuto all'ex moglie.
Concordi i giudici di merito: va respinto il reclamo proposto dall'uomo e mirato ad ottenere «l'eliminazione o la riduzione del suo obbligo di assegno divorzile, quantificato in 400 euro mensile» in favore dell'ex moglie.
L’uomo, dunque, ricorreva in Cassazione ribadendo le proprie ragioni ma il suo ricorso è stato considerato, dalla Suprema Corte, inammissibile.
Con ordinanza n. 14162/2022, depositata lo scorso 4 maggio, la Cassazione torna su una tematica assai dibattuta.
In tema di assegno divorzile, si ribadisce nella pronuncia, qualora a supporto della richiesta di sua diminuzione siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell'obbligato, il giudice deve verificare se si gli stessi abbiano determinato un effettivo depauperamento delle sostanze di quest'ultimo, tale da postulare una rinnovata valutazione comparativa della situazione economico-patrimoniale delle parti o se, viceversa, la complessiva, mutata condizione dell'obbligato non sia comunque di consistenza tale da rendere irrilevanti i nuovi oneri.
In estrema sintesi, secondo la Cassazione nel caso in esame è del tutto evidente la maggiore solidità economica dell’uomo, mentre l’ex moglie, che ha superato i 60 anni, è destinata ad incontrare parecchie difficoltà nel trovare un lavoro.
Irrilevanti, pertanto, le maggiori spese che deve affrontare l’uomo a seguito del suo secondo matrimonio, che, osservano i Giudici, è stata una sua libera scelta.
Libera scelta le cui conseguenze possono coinvolgere l'assegno dovuto al primo coniuge, in quanto incidono in maniera pregnante, e decisiva, sul suo menage.
Ma il ricorso, così come il reclamo, argomenta la Cassazione, fa riferimento alle sole maggiori spese necessarie per la vita quotidiana che, seppure sicuramente sussistenti, paiono inidonee ad alterare in maniera significativa il menage di un soggetto il cui reddito è prossimo ai 2.000 Euro al mese.
