Ai fini del riconoscimento dell'assegno divorzile in funzione compensativa non è sufficiente il dato che uno dei coniugi si sia dedicato prevalentemente alle cure domestiche e dei figli, né il solo divario o squilibrio reddituale, occorre viceversa indagare sulle ragioni e conseguenze della scelta di uno dei coniugi di dedicarsi prevalentemente all'attività familiare, che assume rilievo nei limiti in cui sia all'origine di aspettative professionali sacrificate e della rinuncia a realistiche occasioni professionali e reddituali che il richiedente l'assegno ha l'onere di dimostrare in concreto.
Lo ha puntualizzato la Corte di Cassazione, mediante una recente ordinanza, la n. 29920/2022, depositata lo scorso 13 ottobre.
Nel caso di specie, il Tribunale aveva rigettato la domanda di assegno divorzile in quanto la moglie aveva continuato a svolgere l'attività lavorativa part-time, senza ripristinare il rapporto lavorativo a tempo pieno dopo il raggiungimento della maggiore età dei figli.
All’opposto, la Corte d’Appello aveva invece accolto la domanda in considerazione del contributo fornito dalla moglie alla conduzione della vita familiare, desumibile sia dalla disparità delle condizioni reddituali delle parti, sia dal fatto che si era dedicata prevalentemente alle cure domestiche e dei figli per una scelta comune dei coniugi.
Nuovamente di contrario avviso la Suprema Corte.
I Giudici di Piazza Cavour, invero, osservano che laddove risulti che l'intero patrimonio dell'ex coniuge richiedente sia stato formato, durante il matrimonio, con il solo apporto dei beni dell'altro, si deve ritenere che sia stato già riconosciuto il ruolo endofamiliare svolto e sia stata già realizzata con tali attribuzioni l'esigenza perequativa; di tal ché non è dovuto, in tali condizioni, l'assegno di divorzio.
L'essersi dedicata durante il lungo matrimonio alla cura dei figli e alla gestione della famiglia non basta alla donna per obbligare l'ex marito a versarle un adeguato assegno mensile post divorzio. Necessario, invece, precisa il Collegio, che la stessa dia prova di avere effettivamente rinunciato a precise e concrete prospettive di lavoro e di carriera.
