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Configurabile il reato di maltrattamenti se si tradisce disinvoltamente la compagna

9 novembre 2022

News Regionale - Sicilia ,

In tema di maltrattamenti in famiglia, l'art. 572 c.p. è applicabile non solo ai nuclei familiari fondati sul matrimonio, ma a qualunque relazione sentimentale che, per la consuetudine dei rapporti creati, implichi l'insorgenza di vincoli affettivi e aspettative di assistenza assimilabili a quelli tipici della famiglia o della convivenza abituale.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione, sezione sesta penale, all’interno di una recente sentenza. Nel provvedimento n. 41568/2022, depositato lo scorso 3 novembre, la Suprema Corte analizza il reato di maltrattamenti in relazione alle condotte di un uomo che tradiva frequentemente la propria compagna.

Secondo il Collegio di Piazza Cavour, infatti, si configura il reato di maltrattamenti nel caso in cui si va a tradire, senza alcun rispetto, la propria compagna svilendola e umiliandola.

Come è noto, la disposizione ex art. 572 c.p. stabilisce che chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Nella interpretazione estensiva dei maltrattamenti, dunque, rientra anche la condotta di chi tradisce la propria compagna.

Inevitabilmente, il tradimento comporta una serie di criticità al vincolo affettivo instauratosi, in grado di configurare gli estremi del reato di maltrattamenti.

In conclusione, l’umiliazione e lo svilimento subito dalla donna, nel caso di specie, hanno indotto la Suprema Corte a ritenere sussistente la fattispecie disciplinata dall’articolo 572 del codice penale.